mercoledì 4 gennaio 2012

Ode alla Provincia di Rimini - parte 1

Il Venerdì di Repubblica n.1241 del 30 dicembre 2011 ha dedicato la copertina, ed un ampio servizio all'interno, ai "provinciali", vale a dire alle province italiane di cui si annuncia da mesi l'abolizione.
Parole di commiato per un'istituzione ritenuta ormai superflua, inutile e troppo dispendiosa per le casse collassanti dello stato. Nel momento del congedo, è d'uso ripercorrere la storia e spendere qualche parola benevolente e lo si fa prendendo ad esempio 7 città (in ordine geografico): Cuneo, Voghera, Rimini, Jesi, Perugia, Benevento, Partinico. Di queste solo 4 sono capoluoghi di provincia ma tutte sono considerate rappresentative di una realtà, quella provinciale appunto, che è nata ben prima dello stato unitario.
L'argomento mi interessa e ho una mia opinione al riguardo ma ho deciso di occuparmene qui soprattutto per capire come ci considerano gli altri: che cosa rappresentano Rimini e la sua provincia per gli italiani? Leggendo il servizio di Luigi Irdi, non possono restare molti dubbi. Il titolo è indicativo e riassume perfettamente il succo del discorso: Nella riviera del rimorchio la valdostana vale più della milanese. Pur afferrandone subito il senso, per un momento mi sono cullato nell'illusione che si parlasse di bistecche. 
Le etichette, in senso generale, non mi piacciono, quelle vecchie e ingiallite ancora meno perchè quando si prova staccarle si rimane con un pezzettino in mano e bisogna lavorare di unghia e non solo, perchè un velo di colla e pulviscolo di carta rimangono attaccate alla superficie, come una crosta, una ruggine che pare non voler sparire mai più.

Le emittenti televisive locali sono gli specchi utilizzati dagli autori dei vari servizi per osservare le diverse realtà provinciali. Per Rimini è stata scelta (e non se ne poteva fare a meno) Rete 8 Vga - TeleRimini, con la sua trasmissione In zir par la Rumagna, da 35 anni in onda tutte le domeniche alle 12.
Da bambino la domenica pranzavo sempre con i miei nonni e la tv era sintonizzata puntualmente su Vga TeleRimini. Rimini non era ancora provincia e lo sarebbe diventata solo diversi anni più tardi. Tuttavia, per noi tutti Forlì non era che un paio di lettere sulle targhe delle auto. Ci erano molto più familiari i tedeschi o i milanesi che ogni estate scendevano per le vacanze al mare. Rimini era solo un "circondario" per la burocrazia statale ma era l'unico riferimento conosciuto e accettato, da ogni punto di vista. 
La discriminazione tra terra e mare qui da noi trascende l'aspetto geografico. In occasione di una delle ultime partite di calcio tra Cesena e Rimini, i cesenati rivendicavano con uno striscione la loro originalità di romagnoli, tacciando i riminesi di essere popolo di confine: Riminese marchigiano, il tuo derby è con il Fano; o ancora: Benvenuti in Romagna. I riminesi da par loro rispondevano con uno spettacolare Noi al mare con le fighe in tanga, voi nei campi con zappa e vanga (ringrazio la fonte: Il Giornale del Passatore).  E qui ci riagganciamo al titolo del servizio di cui sopra, e alle etichette che evidentemente qualcuno porta in giro con orgoglio, come le mostrine di un generale.
Io non andavo pazzo per In zir par la Rumagna e se devo essere sincero fino in fondo (anche a costo di venir disconosciuto e diseredato) non ho mai sopportato i lisci, i valzer, le mazurke e tutti i balli tipici locali. Il suono della fisarmonica mi mette angoscia, non ci posso fare niente. Ciò non mi impedisce però di guardare con ammirazione a tutti quei ragazzi che fin da bambini si cimentano con il ballo, con lo spirito e i sacrifici di atleti professionisti, spesso scontrandosi con la disapprovazione dei loro coetanei che ad una certa età può rivelarsi psicologicamente devastante. La melodia non mi acchiappa ma lo sforzo, la concentrazione, l'abilità tecnica degli interpreti spesso mi ammalia.
Vedendo con quanta attenzione e partecipazione i miei nonni seguivano la trasmissione, anche io lo vivevo come un appuntamento irrinunciabile e sono pure disposto ad ammettere che ha avuto un ruolo nella formazione della mia coscienza di romagnolo. Il suo autore-conduttore Tiziano Arlotti è citato per aver redatto "un testo imperdibile sul cazzeggio romagnolo: Bar Casale, storie di briscole, caffè corretti e birri in calore". Proprio il cazzeggio, come il servizio si preoccupa di specificare, "è una tassa fissa d'ingresso, una sorta di ecopass riminese come Federco Fellini, il Grand Hotel, Tonino Guerra in Valmarecchia e la piadina allo squacquerone..." E la forma più alta di cazzeggio è appunto considerata il rimorchio del birro, con la sua tabella dei punteggi che vede in cima la valdostana e in fondo la milanese, secondo il grado di reperibilità sulle spiaggie della riviera. In mezzo ci sono le romane perchè, al contrario delle lombarde, hanno "la puzza sotto il naso" e sono quindi un pò più difficili da convincere.
(continua)

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