venerdì 1 giugno 2012

Una casa nuova



Chi intendesse continuare a seguire questo blog, potrà farlo al nuovo indirizzo www.levacanzedeglialtri.it. Dopo 3 anni di tirocinio su Blogger ho deciso di trasferirmi in una casa più grande, tutta mia. Il vecchio blog rimane on line (per ragioni tecniche ma non solo) e probabilmente ospiterà i link dei post pubblicati sul nuovo.
Il sito sarà un cantiere aperto per le prossime settimane e mi scuso fin da ora per eventuali errori, spostamenti, cancellazioni ecc.. In fondo quando si decide di arredare una casa nuova si va anche per tentativi. L'intento è quello di crescere e migliorare o almeno provarci.
Grazie a chi mi ha seguito fin qui, con la speranza che continui a farlo!

venerdì 18 maggio 2012

Vivere in un posto di vacanza


All'inizio di uno dei migliori film dell'ultima stagione, "Paradiso Amaro" con George Clooney, la voce fuori campo del protagonista esprime alcune considerazioni sul fatto di vivere in un luogo dove le persone vanno a trascorrere le loro vacanze: " i miei amici pensano che solo perchè abito alle Hawaii, io viva in paradiso".
Qui non siamo alle Hawaii ma spesso mi ritrovo bersaglio di affermazioni simili. Qualcuno mi guarda malinconicamente e con tono sconsolato dice: "che fortuna che avete voi" oppure "qui sì che si vive in pace!" o ancora "ma voi non avete di questi problemi...", riferendosi ad un problema in particolare ma sottintendendo ogni tipo di problema.
Alcuni arrivano ad essere più espliciti, o più curiosi, e capisci che non riescono nemmeno a concepire la vita in un posto di vacanza: "ma com'è nel resto dell'anno? Che cosa fate? Dopo l'estate partite anche voi?" come se una bella scenografia, un paesaggio gradevole e l'atmosfera di divertimento e relax che aleggia ovunque bastino per convincerli che non siamo come loro, che la nostra vita non è come la loro. E' fin troppo ovvio che non sia così anche se, inutile negarlo, vivere in un posto di mare è meglio che vivere in un popoloso e grigio quartiere di una periferia cittadina. Tuttavia, dopo un pò la smetti di sentirti più fortunato al riguardo. Come Clooney, che nel film dice: "sono 15 anni che non salgo su una tavola da surf". Io non ci sono mai neppure salito su una tavola da surf. Per una giornata, da ragazzino, ho provato a stare in piedi su un wind-surf ma con scarsi risultati.
Non abbiamo un nulla-osta per le difficoltà, nè l'immunità verso i problemi. La disperazione affoga nei porti invece, che so io, di buttarsi da un grattacielo o giù da un viadotto.
E' una questione cognitiva.
Quando mi trovo in mezzo alla folla di turisti mi succede di invidiarli per la loro spensieratezza, anche se so, come lo sanno loro, che dura solo per il tempo della vacanza. Io invece sono alle prese con mille impegni, responsabilità, pressioni.
Loro mi invidiano perchè credono che io viva tutto l'anno quello che a loro è concesso solo per una settimana o due. O perchè si convincono che qui al mare la vita sia più facile, qualunque cosa succeda. Perciò aveva ragione Tagore quando scrisse che " leggiamo il mondo in modo sbagliato e diciamo che esso ci delude".


mercoledì 9 maggio 2012

Proroga per gli adeguamenti alle norme antincendio: di che morte morire?



Con un atto definito "di buon senso", è stato prorogato il termine per presentare i requisiti minimi per accedere alla proroga degli adeguamenti alla normativa antincedio per gli alberghi (dicembre 2013). Tali requisiti avrebbero dovuto essere realizzati entro il mese di luglio, ora si andrà al 31 di ottobre.
Gli albergatori possono tirare un sospiro di sollievo? O prendere una boccata per prolungare l'apnea? Personalmente, sono per la seconda ipotesi.
Si parla di più di 400 alberghi in riviera (su 2700) che ancora devono adeguarsi alle misure antincendio previste dalla leggi italiane e comunitarie. So di strutture che non hanno mai fatto nulla al riguardo, soprattutto piccoli alberghi, che si troveranno ad affrontare una rivoluzione. Per molti sarà la fine. Di quei 400 prevedo che un buon 30 per cento chiuderà definitivamente i battenti alla fine di questa stagione. Forse qualcuno ha già deciso e si appresta ad iniziare come se fosse l'ultimo viaggio prima di mettere la nave in rimessa. Dover affrontare investimenti del genere in questi tempi, alla fine di una stagione che si preannuncia critica, farà la differenza tra il vivere e il morire. In pratica, si chiede ai topi di salire sull'arca insieme ai gatti per salvarsi dal diluvio incombente. Non si morirà affogati ma si passerà il tempo a cercare di fuggire dalle grinfie feline, in un ambiente senza vie di fuga. Se si sale a bordo che garanzie si hanno di recuperare l'investimento, pagare tutte le altre spese, lavorare di più, prima che arrivi il tracollo?
E dire che, da quanto posso ricordarmi, gli incendi negli alberghi della riviera sono stati pochissimi, soprattutto quelli di una certa gravità. Ci sono alberghi a Roma, Parigi, Londra, Madrid, che appena ci metti piede, capisci di essere spacciato se dovesse accadere qualcosa: legno fradicio, carta da parati intrisa di colla, mancanza di uscite di sicurezza, corridoi angusti e un 'espressione sulle facce del personale che dice: "amico, non contare su di me". Però si trovano in palazzi antichi, del Settecento o dell'Ottocento, e toccarli non si può.
Non voglio dire che non si debbano prendere le adeguate misure per eliminare o ridurre i rischi per la sicurezza delle persone negli alberghi e in generale negli ambienti pubblici. Credo anzi che si debba fare tutto il possibile. Noi abbiamo iniziato ad intervenire diversi anni fa e, anche se non abbiamo finito, siamo a buon punto. Però è stata una mazzata i cui effetti si fanno ancora sentire perchè si sommano a quelli della crisi, del cambiamento avvenuto nel settore del turismo nazionale e internazionale (ad esempio, i voli low-cost), dell'avvento dell' euro. 
Se è compito delle aziende lavorare per essere sempre competitive, assumendose anche i relativi oneri, è compito dello stato creare le condizioni affinchè questa competitività possa dispiegarsi pienamente. Senza prospettive di crescita è difficile affrontare passi così impegnativi.

martedì 1 maggio 2012

La tassa di soggiorno non perdona: Gabicce in secessione

Gli albergatori di Gabicce inneggiano alla secessione: promuoveranno l'indizione di un referendum per l'annessione alla Provincia di Rimini e quindi alla regione Emilia-Romagna  se l'amministrazione comunale della cittadina marchigiana decidesse l'introduzione della tassa di soggiorno. A loro dire, tale decisione confermerebbe una volta di più lo scarso interesse della loro regione per il settore turistico e produrrebbe un evidente gap di concorrenza con la confinante Cattolica.
Gabicce si unirebbe così ai comuni di Montecopiolo e di Sassofeltrio, che hanno già manifestato in maniera ufficiale l'intento di saltare il confine e abbandonare la Marche, come hanno fatto a loro tempo altri 7 comuni del Montefeltro: San Leo, Pennabilli, Novafeltria, Casteldelci, Sant'Agata Feltria, Talamello e Maiolo.
Si sta tanto male nelle Marche? Sinceramente credo di no e rimango sempre piacevolmente sorpreso dalle differenze che si trovano a pochi chilometri di distanza. Si respira un'altra aria e si vive a ritmi totalmente diversi. Non c'è la frenesia che anima le attività della riviera e nemmeno quell'aura di aspettative che circonda ogni iniziativa; non c'è la ricerca della novità o l'attenzione alle mode e alle tendenze. Noi siamo quelli con "una marcia in più", a lor stesso dire, almeno per certe cose che, se ripetute oltre il confine non funzionano più alla stessa maniera. Probabilmente è così nel settore turistico e dell'intrattenimento, non nel mondo delle aziende in generale. Al marchigiano non piace esporsi, mettersi in vetrina, come piace a noi romagnoli. Non amano mischiarsi ai forestieri, interagire con loro, scambiarsi esperienze. Preferiscono l'anonimato e la discrezione e danno il meglio chiusi tra 4 mura. Infatti eccellono nella manifattura e nell'artigianato. Nel comparto calzaturiero e del mobile sono tra i migliori in Italia e nel mondo e a me sembra che le loro aziende siano sempre più solide e fiorenti delle nostre, forse anche perchè non devono subire la "curva" della stagionalità, quella che caratterizza e condiziona la vita di qualsiasi persona, ente, aggregazione o industria della riviera. E forse non hanno modo di sperperare tutti i guadagni nelle innumerevoli distrazioni romagnole, anche se il sabato sera sulla statale da Pesaro verso Rimini si verifica puntualmente l'esodo dei marchigiani verso i luoghi e i locali della movida riminese.
Le ragioni dei comuni del Montefeltro, una zona ibrida da sempre (con influssi anche toscani), hanno risvolti di tipo culturale, pratico e logistico del tutto comprensibili. Per i loro abitanti è più facile raggiungere Rimini che Pesaro e infatti hanno sempre avuto come primo riferimento il centro romagnolo. Per Gabicce il discorso non è poi tanto diverso. Quando si parla di riviera romagnola si stendono i confini da Comacchio a Cattolica ma spesso vi si include anche Gabicce. Per mentalità, metodo e organizzazione Gabicce è parte integrante della riviera romagnola e lo dimostra proprio l'atteggiamento agguerrito dei suoi albergatori. Chi soggiornasse a Cattolica e a Gabicce non noterebbe alcuna differenza sostanziale; non si potrebbe dire lo stesso di chi provasse a soggiornare a Gabicce e poi a Pesaro o Marotta. Un altro mondo.

La tassa di soggiorno è stata introdotta dalla riforma per il federalismo di Bossi e Berlusconi come strumento ad uso e consumo degli enti locali per rendersi sempre più indipendenti dallo stato centralistico. La filosofia di fondo è quella dell' ognun per sè e, a pronunciarla e a sentirla pronunciare, si può anche provare una certa soddisfazione. Vogliamo essere tutti padroni a casa nostra, senza dover dipendere da nessun altro. Si cerca la divisione, la separazione, convinti di poter ottenere più soddisfazione e di non dover sempre contrattare ogni cosa o addirittura chiederla in concessione. Se lo scopo è quello di tutelare gli interessi particolari a discapito di quelli generali, allora bisogna anche mettere in preventivo che si guardi al giardino del vicino. Ma se tutti vogliono il loro giardino privato devono anche essere in grado di curarlo da sè.
Di certo, decidere l'introduzione della tassa di soggiorno a stagione turistica già avviata non è proprio un capolavoro di programmazione politica e amministrativa e, almeno da questo punto di vista, gli albergatori di Gabicce hanno tutte le ragioni per protestare.

sabato 21 aprile 2012

Estate 2012: la madre di tutte le stagioni



Quella che va ad incominciare è forse la stagione più incerta dai tempi della "mucillaggine". In queste ultime settimane, dopo il warm up pasquale, parlando con colleghi albergatori, commercianti, ristoratori, bagnini e altri esponenti di categorie che lavorano con il turismo, ci si interroga reciprocamente sullo scenario che si profila all'orizzonte.
I controlli sono già iniziati e si ripeteranno a tamburo per tutta l'estate. Si è sparsa la voce che la Guardia di Finanza abbia occupato interi alberghi in varie località della riviera. Si promettono anche spedizioni da parte dell'Ispettorato del Lavoro, dei Nas, di Carabinieri e Polizia. Al corso per tutor aziendale il consulente del lavoro incaricato della lezione, riferendosi alle visite in albergo degli ispettori, ha ammesso con spietato realismo: vi si faranno tutti.
Pare l'esercito di Mordor che si riunisce per dare l'assalto alla città-roccaforte di Minas Tirith, nella saga de Il Signore degli Anelli. 
Qualcosa si è già visto durante il fine settimana di Pasqua: il Green Bar di Riccione ha subìto la chiusura della cucina per gravi infrazioni alle norme che regolano la conservazione e la preparazione dei cibi e la cura dei luoghi di lavoro. Siccome un panino e una bibita lì si pagano cari, come un giorno di pensione completa qui da noi, mi è scappato un "ecchecazzo!" di indignazione. E' proprio vero che chi ha il pane non ha i denti!
Per complicare le cose e minare il morale, si è anche deciso di introdurre novità epocali come la trasmissione telematica delle schedine di pubblica sicurezza, di annullare la proroga per l'adeguamento alla normativa antincendio (a marzo!), di emanare una nuova normativa sul lavoro di apprendistato (in aprile!). La prima rata dell'IMU di giugno si pagherà con i soldi per le vacanze (per chi pensava di farle) e se anche rimanesse qualcosa, c'è la seconda in settembre. Nel frattempo, si decide di decretare la fine dei Buoni Vacanze (questa sarà l'ultima stagione), probabilmente perchè hanno capito che d'ora in avanti li avrebbero richiesti in massa.

sabato 31 marzo 2012

La Cina copia Rimini



I cinesi copiano Rimini e la riviera. Dov'è la novità? Forse nel fatto che questa volta non copiano qualcosa di nostro per rivendercelo a prezzo d'occasione ma per goderne essi stessi, a casa propria.Vogliono riprodurre alcune attrazioni e, in generale, ricalcare lo stile e l'organizzazione romagnoli. 
La Separ, società titolare dell' Italia in miniatura, è stata incaricata di realizzare non uno ma quattro parchi come quello di Torre Pedrera, oltre ad altri lavori sempre legati alla miniaturizzazione di luoghi e monumenti caratteristici. Anche per il modello di spiaggia sono previste fedeli riproduzioni sulle coste orientali. Così i cinesi avranno una Rimini tutta per sè. Questo è un bene o un male?  A ben vedere, gli unici cinesi che si vedono dalle nostre parti hanno un ristorante, un negozio o un banco al mercato. In spiaggia, se ne vedi uno, è lì per farti un massaggio (non si sa con quali conseguenze). Mai vista una famiglia cinese sotto un ombrellone o a bordo di un pedalò. Non vengono qua per spendere ma per incassare, mettendosi in feroce concorrenza con gli italiani. Quindi non ci rimettiamo nulla. Si dice spesso: aiutiamoli a casa loro! Non che abbiamo bisogno del nostro aiuto, se mai è l'esatto contrario. L'unica mia perplessità riguarda il fatto che, mentre il modello romagnolo qui sta arrancando, in Cina potrebbe fare faville!

sabato 24 marzo 2012

Senza più Elio Pagliarani e Tonino Guerra




Nel giro di un paio di settimane se ne sono andati due romagnoli illustri: Elio Pagliarani e Tonino Guerra. Entrambi originari della provincia di Rimini.
Guerra era sicuramente più noto, non solo per l'amicizia e il sodalizio con Fellini. Quello spot pubblicitario per una catena di negozi di elettronica, inneggiante all'ottimismo, lo aveva reso riconoscibile anche a chi non aveva mai letto una sua poesia o non aveva mai visto un suo film.
Pagliarani era un intellettuale militante, accademico, che forse si è confrontato più con la critica che con il pubblico. Come Fellini aveva scelto di lasciare la sua terra e di costruire la propria fortuna altrove. Guerra invece non se n'è mai distaccato e ha fatto della "romagnolità" un suo tratto distintivo. Questo non è una colpa, nè un merito. Ci sono persone che hanno bisogno di allontanarsi per esprimersi, altre che riescono a farlo solo vicino a casa. Quello che conta è ciò che hanno da dire.

domenica 18 marzo 2012

Arriva la mega multa per gli alberghi pirata



Nell'estate del 2010 le cronache riportarono con giustificato clamore le vicende legate ad alcuni alberghi di Rimini, che misero a dura prova la reputazione di tutto il settore. Sembrava che qui tutti fossero impazziti e che la riviera si fosse trasformata in una trappola per turisti. Non uno, bensì tre hotel erano finiti nell'occhio del ciclone per aver perpetrato ogni genere di nefandezza, ai danni dei loro ospiti e del personale che ci lavorava: clienti intossicati, dipendenti non pagati così come i fornitori. Si trattava dell' Hotel Mosè e dell'Hotel Zodiaco di Torre Pedrera e dell'Hotel Maracaibo di Rivazzurra. Intestati a società diverse, facevano capo ad un unico tour operator, il Costa Romagna Hotels (è evidente che il nome Costa non porta fortuna) il quale a sua volta risulta in quota alla società Royal Holiday.
Ora è arrivato il conto da parte dell'ispettorato del lavoro che ha concluso le verifiche ed è un conto salato, di poco meno di 1 milione di euro.
Per come la vedo io, è troppo poco. Non mi riferisco all'ammontare della sanzione ma al fatto che una multa, seppur pesante, non basta. Bisognerebbe impedire che certi soggetti (persone o società) possano continuare ad operare quando dimostrano di volerlo fare al di fuori di ogni legge e di ogni controllo, inseguendo il solo scopo del guadagno ad ogni costo.
I clienti e i dipendenti di quegli alberghi si sono imbarcati senza saperlo su imbarcazioni pirata e sono stati depredati di tutto: del diritto di trascorrere una bella vacanza o almeno di ottenere il servizio pagato, di quello di essere retribuiti per il lavoro svolto, del rispetto e della salute in qualche caso.
Nulla è successo per caso. Alla base di tutto c'era una politica di gestione ben precisa che non è esagerato definire criminale (e chissà che non si scopra che la criminalità organizzata c'entri davveri in questa storia): tra il personale dipendente solo i cuochi venivano pagati, tutti gli altri non hanno visto un euro e parliamo di un centinaio di persone. Stesso discorso per i fornitori. La ricostruzione del quadro complessivo è stata possibile grazie alla collaborazione dei direttori delle strutture, proprio come avviene con i "pentiti".
Per quanto spiacevole, credo che questa vicenda ci abbia anticipato lo scenario verso cui siamo diretti, a meno di non prendere gli adeguati provvedimenti. In un certo senso si è trattato di un avviso di allarme.
La crisi concentrerà sempre più strutture nelle mani di società o di gruppi. La gestione dei singoli è già in grande sofferenza ed è destinata a calare sempre di più. La gestione familiare che ha fatto le fortune della riviera romagnola non sarà più la regola del settore. Questo non vuol dire che non si possa fornire un servizio decente ma chi vuole andare in vacanza solo per essere trattato con decenza?

sabato 10 marzo 2012

Minimoto, maxibotto


Romagna terra di motori e dolori. L'abbinamento si è verificato per l'ennesima volta in uno dei tanti kartodromi della nostra riviera. Un 35enne di Cattolica è in gravi condizioni dopo essersi schiantato contro i copertoni a bordo pista in un mini circuito di Riccione.
Ormai ogni località ne ha almeno uno che viene utilizzato per ogni genere di competizione: dai kart alle minimoto, fino alle automobiline radiocomandate. 
Su asfalto o su terra battuta, c'è ne per tutti i gusti.
A volte, durante l'inverno, mi capita di vedere giovani papà che assistono i figli mentre si allenano in parcheggi deserti: vanno avanti e indietro dentro un casco che mette a repentaglio il loro fragile equilibrio ad ogni curva. Qualcuno ha il piglio dell'addestratore di cani, altri sembrano accontentarsi di far scorrazzare il piccolo in un ambiente dove i pericoli sono ridotti al minimo (altrimenti chi la sente la moglie se lo dovesse riportare a casa ammaccato...tantopiù che coi soldi della minimoto ci scappava il divano nuovo).
I problemi maggiori sorgono quando sono gli stessi papà a volersi cimentare.
Non riesco ad abituarmi a quei corpaccioni sopra scoppiettanti moto giocattolo. Non posso fare a meno di pensare ai cartoni animati o ai clown del circo, quelli che pedalano minuscole biciclette intorno alla pista.
In riviera gli adulti possono legittimamente comportarsi come bambini e nessuno lo fa notare, anzi è tutto perfettamente normale. A parte il fatto che se si cade ci si fa male...anche a meno di 70 all'ora, come nel caso delle minimoto. E ci si può sorprendere a pensare: ma chi me l'ha fatto fare?

martedì 28 febbraio 2012

Mancava giusto il dinosauro, ora ci siamo tutti!



Resti di un dinosauro sono stati trovati in una cava a Secchiano, nel comune di Novafeltria, in Valmarecchia. Ci si aspetta qualunque cosa dalla riviera e dai suoi paraggi ma credo che un fatto come questo non fosse nemmeno lontanamente immaginabile.
La scoperta è avvenuta alcuni mesi fa, solo in questi giorni è stata resa nota, alla fine del ciclo di accertamenti scientifici necessari, effettuati presso il Museo della Regina di Cattolica.
La datazione dei resti è stata fatta risalire ad un periodo che va dai 65 ai 90 milioni di anni fa, corrispondente al periodo cretaceo, quello in cui le acque che ricoprivano la crosta terrestre avevano iniziato a ritirarsi in maniera evidente ma non definitiva: a quanto pare infatti, si dovrebbe trattare di un rettile marino, un predatore.
Fa uno strano effetto sapere che a pochi chilometri da casa tua erano sepolti dei dinosauri. E' come se tutto ciò che ti circonda assumesse un nuovo significato, o perlomeno una nuova sfumatura tra le molte possibili. Per un attimo ci si svela il lunghissimo cammino che ci ha portati fino a qua, un cammino ignorato, eluso, snobbato, sottomesso al presente. E da oggi, a maggior ragione, potremo dire ai turisti che qui non manca niente: sono già allo studio i modi per poter valorizzare la scoperta a fini promozionali. Non arrivo ad immaginare che nasceranno dei parchi ad hoc, ma in quelli già esistenti si potrà intervenire in modo mirato, ad esempio intitolare al bestione uno scivolo di Aquafan, o inserire un esemplare in scala tra i monumenti dell'Italia in Miniatura.
Per anni il parco di Fiabilandia a Rivazzurra di Rimini ha ospitato il King Kong di Carlo Rambaldi, quello usato per il film omonimo di John Gullermin del 1976 e per il quale Rambaldi vinse il primo dei suoi 3 Oscar nella categoria degli effetti speciali. Era disteso sotto un grande tendone e lo si poteva osservare camminandoci intorno. Lo vidi da bambino e mi fece una grande impressione. Non so dove sia finito adesso ma se il suo spazio è ancora libero ha trovato un nuovo inquilino!

venerdì 13 gennaio 2012

Schedine di pubblica sicurezza in rete



Da quest'anno sarà obbligatorio compilare ed inviare in via telematica le schedine di pubblica sicurezza di chi si registra in una struttura alberghiera.
Tale procedura è disponibile già da qualche anno ma fino ad oggi solo una piccola parte delle strutture vi aveva aderito (470 su un totale di 2700).
Si afferma che la modalità di registrazione on line, con invio dei dati in automatico alla questura, sia l'unico modo per individuare in tempi brevissimi eventuali criminali latitanti che scelgano gli hotel e i residence della riviera per nascondersi o, vai a sapere, per passare le vacanze.
Dubito che un ricercato dalla giustizia scelga volontariamente di rendersi individuabile consegnando i propri documenti (autentici) alla reception di un albergo, contando solo sul fatto che la sua schedina si confonda con le migliaia che ogni giorno pervengono alle autorità di p.s.. Sarebbe molto più facile utilizzare uno dei tanti appartamenti, affittato ad un prestanome e non soggetti ai tanti controlli a cui sono invece sottoposti gli alberghi. Ma siamo nell'era dei computer ed è giusto abbandonare i vecchi sistemi se i nuovi consentono di risparmiare tempo, fatica e denaro. E poi, diciamolo pure, i latitanti più ricercati da oggi sono gli evasori e si sa che la riviera è un terreno di battaglia formidabile in tal senso. Le schedine di p.s. sono uno strumento prezioso per i controlli incrociati in campo fiscale. Non sarà nemmeno più necessaria la firma del cliente: basterà compilarla con gli estremi di un documento e inoltrarla al portale della questura. Meglio di così...

giovedì 5 gennaio 2012

Ode alla Provincia di Rimini - parte 2

Dal rimorchio a punti si passa a questioni più serie. Come il Capodanno Rai che quest'anno è sfumato per mancanza di fondi e che ha rappresentato un "brutto colpo per i veri poteri che contano a Rimini", riuniti in "confederazioni e congreghe" e assoggettati all'unica divinità esistente: il Turismo, declinato in modo duplice, a seconda della stagione. D'estate al mare e d'inverno in fiera. A questo punto Irdi, forse vittima della febbre da stereotipo, osa affermare che "da giugno in poi ce n'è per tutti e da 145 mila abitanti si passa a mezzo milione con i giovani figli dei contadini e operai dell'entroterra che vengono a far la stagione in ristoranti, discoteche e pescherie" (pescherie?). Magari fossero ancora quei tempi! A parte il dubbio che i contadini esistano ancora sulle nostre colline...nel caso hanno sicuramente aperto un agriturismo; e gli operai? Possono ancora permettersi di avere figli? E' già tanto se riescono a tenersi il lavoro.
Gli unici figli che si presentano per chiedere di fare la stagione sono quelli degli extracomunitari che stanno imparando la stessa lezione dei nostri nonni: si parte da zero e ogni genere di lavoro va bene per tirare avanti. I nipoti di quei nonni  hanno rinunciato alla stagione già da un pezzo.
Ma il dio Turismo non può fermarsi e passa sopra a tutto, anche alla tranquillità di chi vorrebbe dormire ed è invece costretto a restare sveglio a causa della musica dei locali e alla vitalità del popolo della notte: " L'anno scorso è rimasta memorabile la battaglia con un bar della riviera che sparava musica tecno a palla fino alle cinque del mattino. I vicini hanno pianto di gioia quando il giudice ha sequestrato l'impianto stereo. Il giorno dopo, quelli del bar ne avevano uno nuovo di zecca in perfetta forma. Nuovo sequestro. Nuovo impianto e così via."
Ma non basta. " L'argomento ontologico che testimonia l'esistenza del dio Turismo è però nell'onda di merda che con le piogge d'estate plana sulla battigia." Uno scricchiolio assordante che testimonia quanto la riviera sia invecchiata o, se vogliamo, si sia trascurata in questi anni di tagli e di rinunce. Le fogne che si riempiono e che straripano sulle strade e in mare, il peggior spot della riviera dai tempi della mucillagine.
Lo sguardo si sposta in collina, ai comuni marchigiani della Valmarecchia che con referendum hanno sancito l'annessione alla provincia di Rimini e alla regione Emilia-Romagna. Guai però a chiamarli entroterra, perchè come precisa il sindaco di Pennabilli, "presuppone il punto di vista della riviera". Però pretendono di essere riconosciuti come l'alternativa allo svago marittimo e discotecaro, ed è anche giusto, nessuno lo nega.
Non poteva mancare l'accenno a San Marino, altra patata bollente di questo 2011. "Rimini divide con Chiasso il record italiano di circolazione di banconote da 500 euro". Anche in questo caso, il giornalista si dimostra poco attento rispetto agli ultimi sviluppi. Diciamo che è arrivato con qualche mese di ritardo ma lo si può perdonare. "Il sanmarinese è amorevolmente odiato perchè più ricco, perchè non paga le tasse e girerebbe col Suv anche sulle aiuole del parco pubblico, perchè è strafottente e tratta con degnazione i circo duemila italiani che ogni mattina vanno a lavorare nella sua piccola repubblica". C'è molta verità in tutto questo, com'è vero che tutti i riminesi che non sono soliti trafficare con San Marino sarebbero d'accordo nel "dichiarare guerra e spedire un battaglione di Lagunari". Però anche lassù ormai non tira una buona aria, grazie soprattutto a Tremonti. Banche, finanziarie e varie aziende sono andate fallite e per un pò ci sarà qualche strafottente in meno sulle strade della riviera. Non saranno contenti al Pepe Nero, il night club più grande della riviera, che accoglie sempre volentieri chi ha qualche banconota da 500 da spendere ai tavoli e tra i pali della lap-dance. La citazione non può mancare, così come una rapida analisi sul fenomeno della prostituzione che qui per qualche anno è stato un fatto culturale con il puttan-tour che soddisfaceva ogni tipo di offerta.. Adesso è una faccenda di ordine pubblico: chi viene sorpreso ad accostare una signorina rischia grosso, gli fanno un accertamento fiscale al volo, come se farsi una sveltina in macchina sia segno di una capacità contributiva nascosta, al pari di chi si compra il Suv o lo yacht. Non riuscendo ad ottenere la dichiarazione dei redditi dai potenziali contribuenti, hanno deciso di farsela da sè, sul posto. Ma la crisi è arrivata anche lì ed è una corsa al ribasso, come testimonia Valentina, una prostituta rumena che lavora in strada ma col cellulare: " Io prendo 50 euro in macchina e coperto, cioè col preservativo, ma quelle più giovani la danno via a 30 e anche meno...".
Che idea ci si può fare della nostra provincia dopo aver letto il servizio? Non molto buona, temo. Tuttavia, a parte qualche grossolana esagerazione e qualche imprecisione (Santarcangelo non si scrive con l'apostrofo) non si può negare che il quadro corrisponda a verità. Io non lo farò. E anche se la provincia come ente locale territoriale scomparirà, certe cose resteranno e forse peggioreranno perchè ognuno vorrà fare da sè. Quello che mi dispiace di più è vedere che perdiamo il confronto con altre province. Forse perchè nessuna di loro si è spinta tanto in alto, perciò non rischia di fare un gran tonfo al momento di cadere.
Il mio più grande rammarico è che, quando ci hanno fatto provincia, noi non lo eravamo più. Ci siamo atteggiati a metropolitani, ad internazionali, ma era più che altro una recita perchè siamo nati nei borghi e nei casali di campagna e da lì siamo scesi fino al mare. Abbiamo perso l'ingenuità dei provinciali e insieme ad essa anche l'innocenza. Non dovremmo vergognarci di tornare indietro per recuperarne un pò, soprattutto adesso che ci si deve reinventare per poter stare ancora sulla piazza. A sentire quelli che hanno girato un pò, il romagnolo vince su tutti. Sul ligure, sul toscano, sul veneto, sul siciliano, sul pugliese...Ci dicono sempre che abbiamo una marcia in più e dovremmo cercare di non perderla, anche se la strada si è fatta in salita ed è piena di trabocchetti.

mercoledì 4 gennaio 2012

Ode alla Provincia di Rimini - parte 1

Il Venerdì di Repubblica n.1241 del 30 dicembre 2011 ha dedicato la copertina, ed un ampio servizio all'interno, ai "provinciali", vale a dire alle province italiane di cui si annuncia da mesi l'abolizione.
Parole di commiato per un'istituzione ritenuta ormai superflua, inutile e troppo dispendiosa per le casse collassanti dello stato. Nel momento del congedo, è d'uso ripercorrere la storia e spendere qualche parola benevolente e lo si fa prendendo ad esempio 7 città (in ordine geografico): Cuneo, Voghera, Rimini, Jesi, Perugia, Benevento, Partinico. Di queste solo 4 sono capoluoghi di provincia ma tutte sono considerate rappresentative di una realtà, quella provinciale appunto, che è nata ben prima dello stato unitario.
L'argomento mi interessa e ho una mia opinione al riguardo ma ho deciso di occuparmene qui soprattutto per capire come ci considerano gli altri: che cosa rappresentano Rimini e la sua provincia per gli italiani? Leggendo il servizio di Luigi Irdi, non possono restare molti dubbi. Il titolo è indicativo e riassume perfettamente il succo del discorso: Nella riviera del rimorchio la valdostana vale più della milanese. Pur afferrandone subito il senso, per un momento mi sono cullato nell'illusione che si parlasse di bistecche. 
Le etichette, in senso generale, non mi piacciono, quelle vecchie e ingiallite ancora meno perchè quando si prova staccarle si rimane con un pezzettino in mano e bisogna lavorare di unghia e non solo, perchè un velo di colla e pulviscolo di carta rimangono attaccate alla superficie, come una crosta, una ruggine che pare non voler sparire mai più.

Le emittenti televisive locali sono gli specchi utilizzati dagli autori dei vari servizi per osservare le diverse realtà provinciali. Per Rimini è stata scelta (e non se ne poteva fare a meno) Rete 8 Vga - TeleRimini, con la sua trasmissione In zir par la Rumagna, da 35 anni in onda tutte le domeniche alle 12.
Da bambino la domenica pranzavo sempre con i miei nonni e la tv era sintonizzata puntualmente su Vga TeleRimini. Rimini non era ancora provincia e lo sarebbe diventata solo diversi anni più tardi. Tuttavia, per noi tutti Forlì non era che un paio di lettere sulle targhe delle auto. Ci erano molto più familiari i tedeschi o i milanesi che ogni estate scendevano per le vacanze al mare. Rimini era solo un "circondario" per la burocrazia statale ma era l'unico riferimento conosciuto e accettato, da ogni punto di vista. 
La discriminazione tra terra e mare qui da noi trascende l'aspetto geografico. In occasione di una delle ultime partite di calcio tra Cesena e Rimini, i cesenati rivendicavano con uno striscione la loro originalità di romagnoli, tacciando i riminesi di essere popolo di confine: Riminese marchigiano, il tuo derby è con il Fano; o ancora: Benvenuti in Romagna. I riminesi da par loro rispondevano con uno spettacolare Noi al mare con le fighe in tanga, voi nei campi con zappa e vanga (ringrazio la fonte: Il Giornale del Passatore).  E qui ci riagganciamo al titolo del servizio di cui sopra, e alle etichette che evidentemente qualcuno porta in giro con orgoglio, come le mostrine di un generale.
Io non andavo pazzo per In zir par la Rumagna e se devo essere sincero fino in fondo (anche a costo di venir disconosciuto e diseredato) non ho mai sopportato i lisci, i valzer, le mazurke e tutti i balli tipici locali. Il suono della fisarmonica mi mette angoscia, non ci posso fare niente. Ciò non mi impedisce però di guardare con ammirazione a tutti quei ragazzi che fin da bambini si cimentano con il ballo, con lo spirito e i sacrifici di atleti professionisti, spesso scontrandosi con la disapprovazione dei loro coetanei che ad una certa età può rivelarsi psicologicamente devastante. La melodia non mi acchiappa ma lo sforzo, la concentrazione, l'abilità tecnica degli interpreti spesso mi ammalia.
Vedendo con quanta attenzione e partecipazione i miei nonni seguivano la trasmissione, anche io lo vivevo come un appuntamento irrinunciabile e sono pure disposto ad ammettere che ha avuto un ruolo nella formazione della mia coscienza di romagnolo. Il suo autore-conduttore Tiziano Arlotti è citato per aver redatto "un testo imperdibile sul cazzeggio romagnolo: Bar Casale, storie di briscole, caffè corretti e birri in calore". Proprio il cazzeggio, come il servizio si preoccupa di specificare, "è una tassa fissa d'ingresso, una sorta di ecopass riminese come Federco Fellini, il Grand Hotel, Tonino Guerra in Valmarecchia e la piadina allo squacquerone..." E la forma più alta di cazzeggio è appunto considerata il rimorchio del birro, con la sua tabella dei punteggi che vede in cima la valdostana e in fondo la milanese, secondo il grado di reperibilità sulle spiaggie della riviera. In mezzo ci sono le romane perchè, al contrario delle lombarde, hanno "la puzza sotto il naso" e sono quindi un pò più difficili da convincere.
(continua)

giovedì 29 dicembre 2011

Sfilano i corridori



Mai come nel periodo delle festività la TV si rivela tanto brava a ripetere se stessa. Ogni anno assistiamo ai soliti servizi sui regali, sul presepe, sul pranzo di Natale, sulla corsa per smaltire i chili presi dopo le abbuffate di rito.  Io ho ricominciato a correre dopo la fine dell'estate e lo faccio per 3 o 4 volte alla settimana, ad orari variabili. Incontro sempre diverse persone: chi corre, chi cammina, chi pedala. In questi giorni mi aspettavo di veder crescere il numero di chi decide di darsi ad un pò di moto, invece è l'esatto contrario.
Non penso che siano tutti partiti per le vacanze, non con l'aria che tira. E allora che cosa succede? Peraltro il tempo è ideale: fredde giornate di sole, senza nebbia, vento e umidità. Non si potrebbe chiedere di meglio.
Anche così però, s'incontrano dei bei tipi. L'altro giorno ho visto uno che si stava suicidando. Era un uomo di mezza età, sovrappeso di parecchi chili, che correva a torso nudo con una temperatura che oscillava tra i 5 e i 7 gradi. Non ho letto nulla sui giornali dei giorni successivi ma potrebbe essere dovuto al fatto che non ne hanno ancora trovato il corpo. Forse sbucherà fuori in maggio, quando le gru spianeranno le dune di sabbia sulla battigia.
Per contro, un paio di mesi prima, con 17 gradi di temperatura esterna, ho incrociato una specie di marziano. Un tizio in pantacalza da sciatore, giacca a vento, passamontagna, occhiali da sole e berrettino che si sarebbe disciolto nei vestiti dopo 3 chilometri.
Qualcuno assomiglia ad un operaio dell'Anas o al postino, tanto è fosforescente.
Quelli con i jeans poi sono inquietanti. Pensi che stiano inseguendo l'autobus ma non ci sono mai autobus nei paraggi, e nemmeno fermate.
Ma le migliori sono le donne. Non c'è niente da fare: qui da noi uscire per una "vasca" in centro o per una corsa sul lungomare è la stessa cosa. Queste signorine sembrano uscite da un catalogo di abbigliamento sportivo. Non sudano, non si spettinano, corrono con i Ray-ban e gli auricolari dell'i-pod nelle orecchie. E lasciano una scia di profumo per 70 metri. E io mi domando: se non puzzi, che senso ha?

venerdì 25 novembre 2011

Nuovi arrivi in città



Mercoledì scorso è stata inaugurata la nuova libreria Feltrinelli di Largo Giulio Cesare a Rimini. Avrei voluto essere presente ma ho preferito aspettare qualche giorno, anche per approfittare dell'offerta promozionale su tutti i libri che durerà fino a domenica prossima. 
Immaginavo che ci sarebbe stata la solita "ressa" ed in effetti così è stato, come riportato dai giornali del giorno seguente. Dopotutto, le affollate inaugurazioni di negozi del centro sono uno degli argomenti più in voga in questo autunno. Qualche settimana fa era stata la volta di H&M in Corso d'Augusto, con tanto di polemica sul rifiuto di pagare la quota per le luminarie natalizie da parte del gruppo svedese di abbigliamento (subito rientrata però).
Oggi sono quindi andato a visitare questa nuova libreria, con le vetrine che si affacciano sul corso e sull'Arco di Augusto, in una zona che negli ultimi anni è rimasta troppo ai margini nella rotta dello shopping e dello struscio. Il suo recupero è iniziato con l'eliminazione del parcheggio e annessi parcheggiatori abusivi (che si erano rivelati una vera e propria organizzazione a delinquere); poi è stata la volta della ristrutturazione dell'ufficio postale e dell'apertura di nuovi negozi e attività, la libreria appunto e, per citarne un'altra, la pizzeria al taglio all'angolo est della piazza.
Entrando nella nuova Feltrinelli si avverte chiaramente l'odore del parquet e delle vernici e la forma irregolare del locale, con tanti angoli e insenature, lo rende piacevole da attraversare. Gli arredi sono standard e di tipo minimalista, i colori predominanti sono il rosso del marchio, il bianco delle pareti e il beige del pavimento. 
I libri sono suddivisi per sezioni, con isole tematiche non sempre coerenti, a dire il vero; ci sono anche i reparti dei cd musicali e dei dvd che compongono l'offerta multimediale tipica della catena. Alle casse viene proposta la tessera di fidelizzazione che dà diritto a sconti ed agevolazioni (ne ho sottoscritta una anch'io). Il personale è composto di giovani under 30 che sono troppo impegnati a sistemare la merce sui numerosi scaffali e a battere i tasti dei registratori di cassa per fermarsi a dare consigli o a confrontarsi sui singoli volumi con i clienti. Anche se potessero farlo, sarebbero in grado? Sono dei lettori? Quanti libri potrebbero aver letto nel corso della loro breve vita? 
Ecco, sotto questo punto di vista credo che una libreria debba cercare di assumere anche qualche dipendente più attempato, qualcuno che possa aver avuto il tempo per leggere qualche centinaio di libri, che conosca gli autori, i generi, i temi. Lo so, i giovani costano meno, finchè sono in età di apprendistato e la logica della grande distribuzione prevede che il cliente sappia già quello che vuole o che gli serve quando entra nel negozio e se non lo sa si prende da solo il rischio dell'acquisto. Ciò che importa è che la merce sia in buono stato e fruibile senza troppe controindicazioni. Il consumatore è solo e lo sa. 
Questa impostazione da grande magazzino non può applicarsi a tutto ma, evidentemente, l'accettiamo tutti di buon grado. Forse domandiamo consigli al personale dei supermercati su come si fa il ragù o sulla ricetta del coniglio in porchetta?
Non vorrei essere frainteso. Sono contento che anche Rimini abbia la sua Feltrinelli. Per molti anni siamo stati il paradiso dei tendoni con i libri  fuori catalogo a metà prezzo, non dovremmo lamentarci! Ed è meglio una libreria dei soliti negozi di abbigliamento e di telefonia. O di un bar. Di tutto ciò ne abbiamo in eccedenza. Inoltre, aspetto non secondario, Rimini è ormai a tutti gli effetti anche una città universitaria. 
Nel centro storico ci sono altre librerie, naturalmente. Ho scoperto il Punto Einaudi di via Bertola, lungo la quale, poco distante, si trova anche una libreria per ragazzi (Viale dei Ciliegi 17); c'è la libreria Mondadori in Piazza Tre Martiri e la Libreria Riminese in Piazzetta. E non sono le uniche. La nuova Feltrinelli è una minaccia o un'opportunità per tutte loro? Si sarebbe tentati di scegliere la prima ipotesi, come accade con i supermercati con le botteghe di quartiere ma speriamo tutti di restare sorpresi.

domenica 23 ottobre 2011

Un ricordo personale



Non sono un appassionato di motori e nemmeno un vero tifoso. Seguo le gare in tv ma in modo un pò distratto e raramente mi permetto qualche commento, anche quando la sala tv è gremita di clienti che guardano il gran premio di Formula 1 o di Moto GP. Sotto questo aspetto sono un romagnolo atipico. Tuttavia, sento il bisogno di contribuire al ricordo di Marco Simoncelli, ma non perchè fosse delle mie parti e vivesse a pochi chilometri da dove vivo io. Non era il solo, dopotutto.
Da qualche anno a questa parte mi è capitato di incrociarlo quando, con i suoi amici, passava di qui per andare al ristorante-pizzeria in fondo alla via. Arrivava più o meno sempre all'ora in cui io staccavo dal lavoro quindi piuttosto tardi, quando le strade e i locali si erano già svuotati. Parcheggiava dove parcheggio io di solito e più di una volta l'ho visto uscire dalla sua macchina mentre io entravo nella mia. Non ho mai azzardato un saluto, tantomeno mi sono permesso di chiedergli un autografo o una foto. Semplicemente, lo vedevo come un ragazzo che voleva rilassarsi un pò con gli amici di sempre nelle poche occasioni in cui passava da casa e non credevo fosse il caso di ricordargli che era anche uno sportivo conosciuto in tutto il mondo, quindi una celebrità. Sicuramente, qualcun altro l'avrebbe fatto un minuto dopo o anche meno. 
Una sera è passato davanti all' hotel e alcuni clienti, nonchè il nostro cuoco, l'hanno fermato per salutarlo e per scattare qualche foto con il cellulare. Hanno detto che si era dimostrato molto disponibile, simpatico, un tipo "alla mano", proprio come appariva in tv e questo non è mai un fatto scontato. Infatti le prime volte che l'avevo sentito parlare, rilasciando un'intervista o commentando una gara, mi ero chiesto: ma questo qui ci è o ci fa? Mi sembrava troppo nature per essere vero e avevo il sospetto che calcasse su quei tasti che Valentino Rossi aveva progressivamente smesso di pigiare per costruirsi un'immagine più neutrale ed esportabile. Anche quella testa di riccioli biondi mi pareva un tentativo di emulare e, allo stesso tempo, superare il modello vincente di Valentino che, oltre ad essersi imposto in pista, aveva saputo farlo anche tra i media. E così, mentre i riccioli di Simoncelli sbocciavano, crescevano e proliferavano, quelli di Rossi sparivano. Prima o poi, mi dicevo, se li taglierà anche lui, magari dopo che avrà vinto il suo primo campionato del mondo nella Moto GP o anche prima, quando sarebbe diventato uno dei piloti "top", come si usa dire. Ma quei ricci non sono mai scomparsi e mi azzardo a dire che non l'avrebbero mai fatto. Per non citare la sua cadenza romagnola al limite della parodia. Col tempo, però, ho capito che Simoncelli era proprio così e che non sentiva alcun bisogno di cambiare o di correggersi. Ho la sensazione che fosse così felice di fare qualcosa che amava profondamente, di vivere la vita che aveva sempre sognato che non credesse di dover fare niente di più e niente di meno. Si stava impegnando per migliorarsi, anno dopo anno, ed era tutto ciò che pretendeva da se stesso, anche a costo di errori gravi e di critiche tanto severe quanto giustificate. Se aveva sogni di gloria, com'è normale che fosse, li aveva inseriti in fondo alla sua personale lista delle priorità, in modo da non esserne distratto o fuorviato.
Al ristorante gli apparecchiavano un tavolo dietro la cucina. Praticamente mangiava in un cortile che fungeva da parcheggio e da rimessa per le attrezzature più varie. Era l'unico modo per mangiare in pace e per non essere disturbato continuamente e non è certo quello che nessuno di noi s' immagina quando  decide di andare a cena fuori. Eppure, ne sono convinto, lui aspettava e coglieva ogni occasione per poterlo fare.
Mi è sembrato giusto ricordarlo soprattutto per questo.

sabato 1 ottobre 2011

Quando l'abito fa il monaco

Ci sono luoghi a cui associamo il ricordo di un periodo particolare della nostra vita. La parrocchia di San Lorenzo in Correggiano a Rimini è per me uno di questi luoghi. Diversi anni fa, prestando servizio civile per un' associazione culturale di Rimini (Comunità Aperta, la stessa che organizza il premio giornalistico televisivo intitolato Ilaria Alpi e Miran Hrovatin), mi era stato assegnato come alloggio proprio quella parrocchia. Non che dormissi sulle panche della chiesa, intendiamoci. Avevo la mia branda in uno stanzone di otto letti nell'edificio attiguo, quello che faceva parte della canonica. Pur distando pochi chilometri da casa mi fermavo là per tre notti a settimana, soprattutto per stare in compagnia con uno dei miei colleghi obiettori, Andrea, di cui sono diventato amico e che proprio quest'estate è tornato a trovarmi trascorrendo quasi due settimane nel mio hotel con sua figlia Alice. So che Andrea legge questo blog e ne approfitto per salutarlo, nonchè per dividere con lui la mia indignazione per quello che mi appresto a scrivere.
Prestavamo servizio a Radio Icaro, l'emittente diocesana che ha sede al secondo piano di Palazzo Marvelli, in via Cairoli a Rimini. Al primo piano dello stesso stabile, c'è la redazione de Il Ponte, di cui era ed è tuttora direttore don Giovanni Tonelli, parroco di San Lorenzo in Correggiano.
C'erano anche altri obiettori e tutti avevano l'alloggio assegnato nello stanzone  ma si limitavano a lasciare il pigiama sul cuscino. In fondo, non potevo biasimarli: non c'era praticamente riscaldamento perchè i piccoli e vecchi caloriferi non erano sufficienti a riscaldare un ambiente tanto grande. Io e Andrea ci svegliavamo al mattino con la faccia congelata e ci volevano almeno 10 minuti di stretching facciale per riuscire ad articolare la prima parola.
I bagni e le doccie si trovavano al piano terra, in un'altra ala dell'edificio e bisognava attraversare un passaggio esposto alle correnti e anche alla fauna locale. Non era raro avvistare scorpioni, ragni, lucertole e anche qualche bisciolina. Quei locali erano da condividere con alcuni muratori extracomunitari che vivevano nello stesso complesso, ospiti della parrocchia.
Nel nostro stanzone l'unico altro pensionante era un albanese sulla trentina che lavorava per un'azienda di abbigliamento di San Marino e che si fermava a dormire a San Lorenzo quando non era in giro per lavoro. A volte tornava a Rimini nel cuore della notte, entrava nello stanzone mentre noi eravamo sprofondati in un sonno da ibernati, staccava dalla presa elettrica il caricabatterie di Andrea e ci attaccava il proprio. Il mio amico e collega si ritrovava quindi con il telefono scarico e questo lo mandava puntualmente in bestia perchè gli serviva per lavorare. Per fortuna ha tenuto duro e adesso è un giornalista di professione e, presumo, abbia anche un secondo telefono aziendale che lo rende immune da certi scherzi.
Quando nevicava, e quell'inverno nevicò, gli autobus di linea si fermavano ai piedi della collina e noi dovevamo farcela a piedi, al buio, con la neve fin sopra le caviglie, fino in cima. Ci consolavamo con una delle pizze migliori di tutta Rimini, quella della pizzeria "Da Carlo" che si trova vicino alla fermata.
Spesso, quando ritornavamo a San Lorenzo il lunedì, trovavamo la cucina svaligiata dagli scout o da altre comitive che avevano animato i locali la domenica precedente e non c'era più traccia delle nostre già povere scorte di vivande. Un motivo in più per scendere Da Carlo per la sua squisita pizza napoletana.

Quando ho letto sulla cronaca locale che nella chiesa di San Lorenzo in Correggiano era stato officiato il matrimonio della sorella della consigliera regionale più famosa d'Italia, Nicole Minetti, e ho visto le foto della stessa con addosso un vestito che definire succinto è opera di alta diplomazia, ho sentito un crack dentro il petto.
Ammettendo che i fotografi avrebbero comunque atteso al varco uno dei personaggi più chiacchierati dell'anno, credo che, almeno per rispetto della sposa (sua sorella, non una lontana cugina o una semplice amica) avrebbe dovuto optare per qualcosa di meno appariscente. Evidentemente, il detto l'abito non fa il monaco non può valere per tutti. Ad ogni modo, come ben mi si potrebbe ribattere, saranno pure fatti loro...Io me ne sono occupato solo perchè l'evento ha smosso qualche ricordo e perchè le belle esperienze che abbiamo vissuto in certi luoghi lasciano là una piccola parte di noi. E la piccola parte di me che è rimasta a San Lorenzo in Correggiano ha sofferto non poco!

mercoledì 7 settembre 2011

I costumi locali

Ormai da qualche anno non è insolito veder arrivare in hotel cittadini stranieri residenti in Italia. Spesso si tratta di un coniuge ma anche di un'intera famiglia. Oppure di badanti al seguito di anziani non completamente autosufficienti. 
Albanesi, marocchini, rumeni, ucraine....tutta gente che lavora e che vive stabilmente nel "nostro" paese e che ha abbracciato il nostro stile di vita. 
Molti sono convinti che queste persone, solo per il fatto di essere state accolte e di venir tollerate, dovrebbero limitarsi a lavorare e, al massimo, a lamentarsi. Invece eccolì qua a godersi il sole e il mare, a leccare un cono gigante e a spedire cartoline come un milanese o un bolognese qualunque. E qualcuno punta anche più in alto, come si vedrà.

Una piccola comitiva di rumeni è venuta a trascorrere un fine settimana in riviera. Erano in 5 e sono arrivati a bordo di un gippone Chrysler grigio metallizzato. L'organizzatore della trasferta, un muratore che vive in Italia da più di 20 anni, era stato consigliato e indirizzato presso di noi da un altro cliente perugino.
Il rumeno aveva appena un anno più di me ma a vederlo poteva essere scambiato per mio padre o mio zio. Ha iniziato facendo il manovale e adesso dirige una piccola impresa edile con operai alle sue dipendenze. Non ha perso l'accento rumeno ma il suo vocabolario è ricco di termini dialettali umbri come "fiolo/a", "gimo", " magnamo" ecc.. Per questa sua puntatina al mare della Romagna ha voluto invitare degli amici arrivati apposta dalla patria natìa, una famigliola composta da padre, madre e figlia (fiola) preadolescente. Il padre è un poliziotto nel suo paese e infatti aveva il tipico sguardo fisso, freddo e insensibile dei gendarmi dell'est Europa.
E poi c'era una mora vistosissima, dai lunghi capelli ricci sciolti sulla schiena  che si atteggiava a femme fatale. Era la sua compagna o almeno così pareva; andavano spesso in giro mano nella mano o a braccetto ma c'era qualcosa che stonava....a parte il dettaglio non trascurabile che lui era sempre in braghe corte e infradito mentre lei sfoggiava jeans attillati e zeppe di 10 cm. Non c'era l'intimità tipica di una coppia anche se lui si faceva in 4 per ogni minimo capriccio della bellona.
In questi casi si è soliti pensare che un tipo del genere che sta con una tipa del genere, non può far altro che assecondarla in tutto altrimenti sai quanto ci impiega lei a trovare un rimpiazzo....
Non passava giorno senza che lui ci girasse qualche richiesta particolare di lei: il pane integrale al posto di quello normale, i cibi cotti ai ferri invece che fritti o arrostiti, una grigliata di pesce con gamberoni che lui ha dovuto pagare a parte in quanto fuori dal menu e anche le bustine di tè dovevano essere selezionate con cura (solo perchè sulla bustina erano raffigurati dei fiori, pretendeva un tè di una grande distribuzione invece del più pregiato Lipton. " Perchè più naturale", si giustificava lui quando domandava il cambio di bustina. Potenza del packaging!).
Ad ogni modo, voci e illazioni avevano già iniziate a circolare: quella là non poteva che essere un putanùn, come si dice qui in Romagna. E la conferma è arrivata nel giro di pochissimo tempo: un'altra famiglia perugina (clienti abituali di lunga data) è arrivata in albergo e quando hanno visto la tipa l'hanno riconosciuta subito. Trattasi di una notissima entreneuse, accompagnatrice e via dicendo. Perciò era fin troppo chiaro che erà qui in missione.
Quello che mi ha colpito di più è stata la disinvoltura e l'aria disincantata di lui. Sembrava felicissimo e perfettamente a suo agio, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Oddio, magari lo è...ed è pur vero che ognuno è libero di fare quello che vuole ma io non posso fare a meno di domandarmi che idea si siano fatti tutti gli stranieri che sono arrivati in Italia. Vuoi vedere che pensano che frequentare escort o accompagnatrici che dir si voglia, fa parte dei costumi del luogo?


lunedì 22 agosto 2011

Al mare per lasciarsi andare


Perchè la gente va in vacanza? Per qualcuno, andare in vacanza peggiora soltanto le cose. Meglio farebbe a restarsene a casa: risparmierebbe denaro e ne guadagnerebbe in salute. Infatti ci sono persone che, private delle proprie abitudini e fuori dalla solita routine, non sanno gestirsi. Magari vengono qui perchè lo hanno promesso a qualche amico giacchè, se fosse per loro, non si prenderebbero il disturbo di fare centinaia di chilometri in auto per arrivare al mare, un luogo in cui evidentemente non hanno la più pallida idea di come muoversi.
C'è questa coppia di Milano che - non saprei come dire - non passa inosservata.  Lei peserà almeno 130 chili, porta occhiali con spesse lenti da miope e ha l'alopecia. Ha sempre in mano il cellulare da cui invia e riceve decine di sms. Lui non si può definire grasso ma gira con un'enorme anguria sotto la maglietta: ha un ventre così prominente e così rotondo che pare dovergli cadere e rotolare sul pavimento in qualunque momento.
La pancia è il particolare più evidente ma le mani sono quello più impressionante: le unghie sono come marcite, completamente seccate e ritirate dentro la carne, e le dita sono quasi del tutto spellate. Sembrano le mani di chi si è fatto strada verso la superficie da sotto una montagna di sabbia e sassi. Dice che qui al mare sono peggiorate e che non sa più come fare. Per lui è un problema anche salutare le altre persone perchè quando porge la mano tutti si irrigidiscono, come se fossero invitati a toccare la carogna di qualche animale.

Qualche sera fa eravamo tutti in terrazza per una degustazione serale di cozze alla marinara. Io ero l'addetto al pentolone e distribuivo piatti di plastica pieni di mitili sugosi e fette di limone. L'appuntamento era per le 22,30 ma molti hanno preso posto fuori subito dopo cena, per non correre rischi...
In mezz'ora il pentolone si è svuotato: anche il cinese del negozio di fronte ha preteso la sua razione: è spuntato alle mie spalle allungato un braccio al di sopra del pitosforo che circonda la terrazza ripetendo "glazie! glazie!" e emettendo quelle tipiche risatine da cinese. Gli ho riempito il piatto di carta e l'ho rispedito al suo negozio.
Il milanese di cui sopra mi ha marcato stretto fin dall'inizio. E' rimasto sempre al mio fianco riempiendo il piatto almeno 3 volte. Stessa tattica con il vino. Alla fine ho dovuto intimargli l'alt altrimenti qualche altro cliente sarebbe rimasto a bocca asciutta. Mi ha chiesto scusa, dispiacendosi di non essersi saputo controllare. In quel momento mi ha fatto tenerezza. Ma il mondo è pieno di persone ciniche e insensibili e un romano che sedeva lì vicino e che aveva osservato la scena se ne è uscito con: " mò ce starebbe bbene mezzo cocomero!" e mi fissava ammiccando verso il tizio panciuto alle mie spalle.

Fin dal primo giorno la "strana coppia" ha sempre saltato qualche pasto e non sapevo spiegarmi il perchè. Uno s'immagina che due individui di quella stazza si diano da fare a tavola. Di sicuro erano molto accordi nel bere perchè ogni giorno mi domandavano a quanto ammontasse il conto delle bevande.
Un pomeriggio li vedo rientrare in albergo con una busta del supermercato dentro cui si intravedeva una confezione di cartone da 1 litro di vino bianco. Lui la teneva lungo il fianco per cercare di passare inosservato e io naturalmente ho fatto finta di nulla. Capita spesso che i clienti si portino in camera bevande acquistate fuori e succede anche che qualcuno se le porti a tavola...ma lasciamo perdere.
Due giorni dopo le buste sono diventate due ed erano piene di confezioni di vino. Questa volta era più difficile nasconderle e il nostro si è limitato ad affrettare il passo verso l'ascensore.
Una delle cameriere ai piani mi ha riferito che trovava sempre mucchi di cartoni di vino vuoti nella loro stanza.
Una sera, trascorsa la mezzanotte e terminata l'ennesima lunghissima giornata di lavoro, mi sono avviato alla macchina per tornare a casa. Avevo parcheggiato in una strada laterale da cui, grazie ad uno scorcio tra gli altri edifici circostanti, avevo una visuale del lato posteriore dell'hotel. C'era un'unica finestra ancora illuminata, quella della loro camera. Non ho potuto fare a meno di immaginarli sdraiati sul letto a bere vino scadente dal cartone mentre fissavano la tv senza guardarla davvero...

Questo è il secondo anno che vengono da noi. Sono aggregati ad una compagnia di altri amici (?) che per lo più li trascura, se non li ignora del tutto. Le signore (tutte intorno ai 50) parlano di calcio, di telefonini e di Facebook e soprattutto quando si toccano gli argomenti sportivi riescono ad essere di una volgarità rivoltante. Abbaiano contro chiunque osi soltanto contestare le loro argomentazioni, come capita a chi è seduto allo stadio in uno stato di tensione perenne. Basti aggiungere che in occasione del Trofeo Tim e del Trofeo Berlusconi, sono scese a cena indossando le magliette del Milan (una celebrava l'ultimo scudetto e recitava Milan is all in) e poi piazzandosi in prima fila davanti alla tv per dare sfogo a tutto il loro repertorio.
Hanno tatuaggi che risalgono a vent'anni fa, quando la moda ha iniziato a dilagare, e che ora sembrano dover scivolare via su quelle carni flaccide.
Tutto considerato, preferisco i due coniugi extra-large. Almeno non hanno quella boria e quell'arroganza (e lui è juventino come me). E poi un giorno - era un tardo pomeriggio - tornando al lavoro e parcheggiando la macchina nello stesso punto in cui si trovava quella sera, ho di nuovo puntato lo sguardo verso la finestra della loro camera: l'uomo incinto di un cocomero era seduto sul balcone e aveva un libro sulle ginocchia. Sembrava molto rilassato e attento e io sarei rimasto lì a guardarlo tanto m'ispirava serenità. Succede sempre quando vedo qualcuno (sempre più raramente, ahimè) assorto nella lettura.
Quando sono partiti, gli ho pure stretto la mano.

domenica 31 luglio 2011

Cineserìe



Per anni davanti al nostro hotel c'è stata una sala giochi che era la croce e delizia delle mie estati. Erano i tempi della mia adolescenza e i pc e le console di gioco non avevano ancora invaso il mercato. Si andava quindi in sala giochi per giocare ai video-games oltre che per incontrarsi con gli amici. E d'estate anche per rimorchiare, naturalmente.
Io trascorrevo là praticamente ogni momento libero. Non avevo ancora grandi responsabilità nel lavoro e mi trovavo a pochi metri dall'albergo, sempre reperibile e disponibile per ogni evenienza.
C'era però anche l'altro lato della medaglia: la sala-giochi era un'attività troppo rumorosa per i clienti dell'hotel e non mancavano mai lamentele e discussioni che conducevano a trattative con il titolare per zittire i giochi più rumorosi nelle ore dedicate al riposo.
Il locale chiuse per alcune incomprensioni con il proprietario dell'immobile. Forse voleva aumentare l'affitto, oppure lamentava il pagamento di arretrati, non saprei dire. Fatto sta che rimase vuoto per diversi anni prima di trovare un nuovo inquilino: un mercante iraniano di tappeti che conoscevo grazie alle televendite sui canali tv locali.
Faceva uno strano effetto, in piena estate, veder uscire le persone con i tappeti in spalla. Io non sarei capace di acquistare un tappeto in luglio e forse è per questo che c'erano continuamente "offerte speciali", "saldi" e "svuota tutto".
Resistette 3 o 4 anni prima di fuggire in Argentina (patria della moglie) lasciando debiti ovunque e consegnando la sua villa al tribunale. Peccato, perchè quelle vetrine addobate con tappeti e arazzi davano veramente un tono all'intera via.

Dopo un altro paio d'anni di serrate, nel giugno di quest'anno il negozio ha riaperto i battenti e grazie a chi? I cinesi, of course. Ormai gli unici negozi ad aprire sono quelli di indiani, pakistani e, appunto, cinesi. Ci si chiede come facciano dato che per un italiano è quasi impossibile restare sul mercato con un negozio stagionale per più di qualche anno. Non è facile mantenere un'attività lavorando solo 4-5 mesi all'anno, o anche meno.
Le teorie più diffuse sono le seguenti:
- tra gli immigrati orientali c'è molta solidarietà e collaborazione: chi è in difficoltà viene aiutato dalla comunità, anche sul versante finanziario
- godono delle agevolazioni di legge che permettono di avviare un'attività senza costi e in breve tempo
- lavorano molte più ore degli italiani
- le difficoltà burocratiche nell'identificarli rendono quasi impossibile perseguirli in caso di irregolarità o di reati
- praticano prezzi e tariffe bassissimi che sbaragliano la concorrenza.
Credo siano tutte osservazioni piuttosto pertinenti ma, anche così, rimango perplesso.
Ancora maggiori perplessità suscitano le buffe schermaglie che i gestori del negozio ingaggiano con gli agenti atmosferici. Di mattina il sole dirige i suoi raggi verso le vetrine e i numerosi carrelli posizionati all'esterno. Ogni giorno si affrettavano a montare delle tende di plastica di un cupo verde bottiglia che andavano dal soffitto al pavimento. Era un'operazione lunga e laboriosa dato che i pannelli dovevano essere aggangiati tra loro e alla fine l'intero negozio spariva dietro quella barriera verde, tanto che chi passava lì davanti non aveva nemmeno modo di capire cosa ci fosse dietro.
Un giorno ho visto due vigili urbani entrare risoluti con un grande blocco di carta sotto il braccio e sparire dietro i pannelli per uscirne circa una mezz'ora dopo. Le tende sono state smontate e non sono più riapparse.
Quando piove invece è una corsa a mettere al riparo la merce, come se dal cielo cadesse acido invece di acqua. 
Mi sono detto che, se devo acquistare qualcosa che non sopporta i raggi del sole e le gocce di pioggia, per poco che costi... preferisco andare in giro nudo. E non sono ancora entrato nell'ordine di idee di comprare qualcosa che duri il tempo di un'estate o anche meno. Sono sicuro che nemmeno in Cina la pensano così.