venerdì 24 dicembre 2010

Auguri


Sono cose che non si fanno, lo so, ma a volte la mente sa essere debole almeno quanto la carne: con questo post supero il totale degli interventi dell'anno passato. Il 2010 batte il 2009 per 26 a 25, se non più, dato che l'anno non è ancora ufficialmente terminato.
Sono vergognosamente pochi, me ne rendo conto. Vuol dire che posso solo migliorare. E poi non siamo tutti Awesome come Neil Pasricha (che, per inteso, ha pubblicato il libro ancor prima di finire il blog e questo mi porta a pensare che: a) si è preparato anzitempo le sue 1000awesomethings per non essere costretto a mettersi al tavolo e scriverle giorno per giorno; b) certe trovate, per quanto buone, non tengono il passo con il livello di pazienza dell'uomo medio e qualcuno deve avergli suggerito che sarebbe stata una buona idea farne al più presto un libro prima che la gente si stanchi o si dimentichi. Per non parlare di quelli che vogliono sapere subito come va a finire).
Detto questo e considerate le circostanze...Buon Natale a tutti.

venerdì 17 dicembre 2010

Basta neve...ci arrendiamo!


L'ultima volta che ha nevicato tanto è stato più di vent'anni fa. Andavo ancora a scuola e non avevo la patente quindi non avrei potuto sbandare e scivolare contro la parete di un sottopasso ferroviario, come un pataca qualsiasi.
Da due giorni la mia auto è parcheggiata davanti a casa, sepolta sotto la neve e questo mi risparmia almeno la vista dei danni. Quando si sarà sciolta sarò autorizzato a mettermi le mani nei capelli.
Per adesso mi muovo poco e solo a piedi. Ieri sono andato in centro per alcune commissioni e nel ritorno ho visto un topolino con la coda rigida dal gelo che correva sopra la neve. Una morbida pallina di pelo marron-grigiastro che rimbalzava su un mare di spuma senza lasciare tracce, prima di finire in buca alla base di un palo della segnaletica stradale. E' uno spettacolo che mi sarei perso, se fossi stato in macchina. 
Cerco di consolarmi così, dato che non potrò neanche ottenere un risarcimento dall'assicurazione. Sono arrivato ad immaginare che una delle rare auto che passano davanti a casa, sbandi a causa del ghiaccio e finisca contro la mia. Sarei pronto a gettarmi dal terrazzo di casa sul tetto della macchina, prima che  il pirata possa tentare di svignarsela e sottrarsi alle sue responsabilità!

Com'era prevedibile, la riviera è andata in tilt. Non siamo attrezzati per questo tipo di evento, a livello di mezzi e di mentalità. Lo subiamo passivamente come una fatalità contro cui nulla possiamo e potremo mai. E vigliaccamente cerchiamo di sviare l'attenzione sulla cartolina della spiaggia innevata, delle cabine e dei mosconi imbiancati.
Certo, in questi tempi di vacche magre, pretendere che i comuni si muniscano di tutta l'attrezzatura e del personale necessario per far fronte con prontezza ad emergenze con scadenze ventennali, sarebbe pretendere un pò troppo....
La frase che ormai si sente pronunciare più frequentemente è: "all'inizio mi piaceva ma adesso comincio a stufarmi!".

mercoledì 15 dicembre 2010

A proposito di sosia...


Parlando di sosia, mi è venuto in mente un episodio memorabile di qualche estate fa. Lo riporterò esattamente come lo scrissi allora nell'e.mail che avevo inviato ad alcuni amici (per chi ancora non lo sapesse, questo blog è la naturale evoluzione di una corrispondenza che usavo intrattenere ogni estate con gli amici più cari che, a causa del mio lavoro, non potevo frequentare regolarmente).

I coniugi P. sono finalmente partiti dopo quasi un mese di soggiorno. Il congedo è stato all’altezza di tutto quello che l’ha preceduto: lui è andato a prendere l’auto e quando è tornato  sembrava un padre al quale hanno annunciato la nascita del primogenito maschio; ci informa che ha appena conosciuto nientemeno che Hulk Hogan! L’ha incontrato al parcheggio che usciva da una Opel Corsa targata Milano. 
Ci sta Hulk Hogan dentro una Opel Corsa? E’ stato questo il mio primo pensiero. Però, appena un paio di giorni prima, io stesso avevo visto passare davanti all’hotel un armadio biondo con la bandana, in compagnia di una donna, e ricordo di aver pensato: ma chi è, Hulk Hogan?  Era identico, forse un po’ più basso ma dopotutto l’ho sempre visto soltanto alla tv. Insomma, P. poteva anche aver ragione.  
Si è subito presentato attaccando bottone, ignaro di qualunque tipo di minaccia che potesse provenire dal suo poderoso interlocutore. Gli ha stretto la mano che, parole sue, era grande quanto una padella, e gli ha domandato (testuale): “ma lei professa ancora il wrestling?” Poi gli ha chiesto notizie dei suoi ex colleghi Antonio Hinoki, Andrè The Giant e Tigermask. Qualcuno tra quelli che erano lì con me ad ascoltarlo con tanto d'occhi gli ha domandato come avessero fatto a capirsi e P. , serafico, ha risposto che Hulk parlava  sì tedesco ma che si erano capiti benissimo.
Parlava tedesco???

Fastidiose interruzioni


Biblioterapia - come curarsi o ammalarsi coi libri (seconda edizione), a cura della Biblioteca civica Gambalunga di Rimini.
Incuriosito e sinceramente interessato all'argomento, mi sono iscritto al ciclo di incontri sul tema versando la quota prevista di 30 euro. Otto appuntamenti, dal 17 ottobre al 5 dicembre, ogni domenica pomeriggio alle 17,00 presso le sale della Biblioteca o dell'Istituto Musicale Lettimi.
I relatori che sono intervenuti sono perlopiù scrittori ma anche attori di teatro, filosofi, professori universitari.
Il pubblico era composto per la maggioranza da donne, età  media piuttosto alta, intorno ai 50 anni. Io ero uno dei più giovani, figuriamoci! C'erano molti insegnanti (la rassegna assegnava crediti formativi). Alcune facce non mi erano nuove, infatti le avevo viste anche alle conferenze filosofiche del venerdì a Misano, organizzate dalla locale biblioteca comunale. Questo conferma il fatto che in riviera gli eventi culturali fuori stagione hanno un pubblico ristretto ma affezionato, una specie di setta i cui componenti si incontrano solo in certe occasioni. Temo che se si ritrovassero in contesti diversi nemmeno si riconoscerebbero.
Uno di loro è stato da me ribattezzato "Mario" perchè assomiglia in modo impressionante al compianto attore romano Mario Brega, comparso in memorabili Spaghetti-Western di Sergio Leone ma assurto a gloria eterna con i film di Carlo Verdone. Era proprio tale e quale, dalla mole fisica alla barba brizzolata, dalla calvizie agli occhiali, alla voce tonante, solo che era romagnolo al cento per cento.
L'avevo preso subito in simpatia anche perchè, nei dibattiti che seguivano alle lezioni dei relatori, interveniva regolarmente con domande o commenti (non sempre a proposito, a dire il vero) che toglievano tutti dall'imbarazzo del tipico silenzio che segue l'invito degli organizzatori: "e adesso diamo spazio alle domande del pubblico!". Questo, almeno fino al giorno in cui "Mario" si è prodotto in un'uscita infelice che gli ha fatto perdere molte posizioni nella griglia della mia considerazione.

Era la domenica dell'incontro con Patrizia Zappa Mulas, attrice di teatro e scrittrice, che avrebbe dovuto esibirsi in un reading , ossia una lettura ad alta voce, sul tema "Il messaggero. Un narratore senza nome".
"Mario" era seduto un paio di file davanti a me. Subito dietro di lui c'erano due ragazze molto giovani, probabilmente studentesse universitarie, che avevo visto anche in occasione di precedenti incontri. Parlavano tra loro nel modo in cui parlano di solito le ragazze di quell'età: ad alta voce, con concitazione, spesso sovrapponendosi e inframezzando le frasi con risatine e squittii scoiattoleschi. Posso capire che qualcuno potrebbe trovarle moleste ma in quell'occasione secondo me rendevano più lieve lo spirito aleggiante nella sala data la presenza di varie "mummie" e anche di una vecchia sulla sedia a rotelle in prima fila. E poi mi ricordavano i miei anni di studente universitario quindi ero in uno stato di assoluta tolleranza.
Ad un certo momento la curatrice della rassegna ha preso la parola per la consueta introduzione dell'incontro e presentazione dell'ospite. Le due ragazze hanno continuato a chiacchierare  ma abbassando il volume di un paio di tacche e dopo nemmeno dieci secondi "Mario" si è girato verso di loro per ringhiare un "Basta parlare! Io voglio seguire la conferenza!" che non lasciava spazio a repliche. Infatti le due ragazze si sono "spente" di botto, come se qualcuno avesse strappato la spina dal muro.

Ha reagito come avrebbe reagito il vero Mario Brega? Non lo so.  Dubito che quest'ultimo avesse mai potuto trovarsi ad un reading della Zappa Mulas, mi è sempre parso una persona interessata a cose più concrete. Però, se anche ci fosse capitato per caso, sono sicuro che si sarebbe dimostrato più bonario e più tollerante del suo sosia romagnolo. In fondo si trattava solo dell'introduzione della curatrice, non della performance dell'attrice... La mia opinione personale è che da queste parti certe iniziative sono così rare che la gente non ha modo di sviluppare la disinvoltura necessaria per godersele. Intendiamoci, "Mario" aveva ragione ma nel suo tono ho avvertito un messaggio sottinteso, quello che dice: non è cosa per voi, giovincelle, quindi abbiate riguardo per chi è davvero interessato! Quindi ho trovato l'interruzione di quel signore più fastidiosa di quella delle due ragazze. Ci si dovrebbe rallegrare quando si trovano i giovani ad eventi come questo ma forse qui ci siamo convinti che il loro posto sia nelle discoteche, nei pubs, nelle sale giochi e sui campi di calcio, tutti "recinti" in cui possono sfogare la loro esuberanza senza dar fastidio a chi ha di meglio da fare.



venerdì 10 dicembre 2010

Con le migliori intenzioni


Sulle pagine dei quotidiani locali avevo letto di un corso di scrittura scenica per il teatro organizzato da un'associazione culturale  di Rimini. La sera della prima lezione sono partito da casa munito di penna e quaderno, contento di potermi dedicare a qualcosa di diverso dal solito.
La sede dell'associazione, che era anche quella del corso, è situata in una traversa del lungomare di Rivazzurra. Non è stato un problema trovare parcheggio e mentre camminavo passando in rassegna i numeri civici lungo il marciapiede deserto cosparso dalle prime foglie cadute, osservavo gli alberghi e i ristoranti chiusi, le vetrine dei negozi spente e serrate. Impossibile non avvertire il contrasto con la vita brulicante e chiassosa dei mesi estivi.
A volte, dopo il lavoro, se non sono particolarmente stanco, mi piace girovagare un pò in macchina per svuotare la mente dai pensieri e distrarmi cambiando scenario. Metto un cd nel lettore e mi infilo nella infinita coda di mezzi sul lungomare: auto, moto, scooters, biciclette e gli odiatissimi risciò. Osservo le persone camminare  e unirsi in una sorta di frenetica osmosi lungo i marciapiedi oppure mentre sono sedute ai tavoli fuori dagli alberghi, nei ristoranti e nei bar.  E' il mio piccolo film della notte. In qualche occasione mi spingo tanto in là che torno a casa più tardi di quanto dovrei ma non m'importa. Il sonno non è l'unico  modo per conservare la salute.

Il palazzo con la sede dell'associazione era un condominio di 6 piani nuovo di zecca ma completamente disabitato, come tanti altri lì intorno. Appartamenti chiusi anzi, sigillati, in attesa di aprire i battenti agli affittuari estivi.
Nel quadro dei campanelli, tutti contrassegnati da un numero, spiccava l'unico con l'etichetta personalizzata:  Arteficio - Associazione Sportiva Dilettantistica. L'ho trovato molto insolito. Che avessero anche una squadra di calcio?
Ho notato un ingresso laterale illuminato, al quale si accedeva con una breve rampa di gradini, con il nome dell'associazione sulla portone  di vetro e alluminio e mi ci sono diretto senza suonare alcun campanello.  Nel piccolo atrio ,  ai versanti opposti di un banco di ricevimento, due ragazze stavano conversando.  Ho detto di essere lì per il corso di scrittura scenica e la ragazza dietro il banco mi ha fatto compilare un modulo mentre quell'altra si è presentata come Chiara, collaboratrice del corso e psicologa. Aveva glaciali occhi azzurri e una di quelle espressioni languide che ti fanno contorcere dentro i vestiti. Mi hanno invitato ad aspettare qualche minuto, affinchè si liberasse la sala. Infatti sentivo della musica e degli incitamenti provenire da un'altra stanza, in fondo ad un  breve corridoio.
Poco dopo sono arrivati alla spicciolata anche gli altri partecipanti al corso e i due istruttori: Alberto e Chiara della compagnia Korekanè (per comodità indicherò l'istruttrice come Chiara1 d'ora in avanti, per distinguerla dall' ammaliante collaboratrice Chiara2).
Dopo pochi minuti la musica era cessata e dal corridoio sono arrivate tre ragazze scapigliate e accaldate che hanno salutato tutti mentre uscivano indossando i giacconi sopra il body e le pantacalze. Ricordo di aver pensato: però, si danno da fare in questa associazione! L'affluenza non è proprio da record ma, appunto per questo, tanto di cappello a chi si sforza di creare queste iniziative.
 
Mi sono diretto verso la sala e appena entrato ho avuto un momento di smarrimento. Nella stanza non c'erano nè tavoli nè sedie: era uno spazio unico, completamente sgombro, con un lucido parquet sul pavimento e le pareti ricoperte di specchi, con una maniglia che correva intorno al perimetro ad un metro da terra. Ho avvertito un lieve pizzicore dietro al collo, che risaliva veloce per la nuca. Sono tornato indietro sospettando di aver sbagliato stanza.  In effetti non c'era traccia di tutti gli altri ma questo perchè si erano infilati nei due spogliatoi lungo il corridoio. Entro anche io nello spogliatoio maschile e appendo il giubbotto alla parete. Ritorno nella sala e Chiara1 mi invita a togliermi le scarpe e a restare in calzini facendomi notare che avrei dovuto indossare indumenti più comodi al posto dei jeans. Decido che a quel punto era inutile mettersi a fare troppe domande anche perchè sembrava che tutti sapessero benissimo cosa fare e che parlassero tra loro come se si conoscessero già. Lascio anche le scarpe nello spogliatoio e torno nella sala scalzo, con la penna e il quaderno che a quel punto capisco essere superflui: li ho posati sul pavimento, in un angolo dove erano ammucchiate borse, borselli e telefoni cellulari. Aspetto in mezzo alla sala insieme agli altri, assicurandomi che i miei calzini non lasciassero dietro di sè impronte umide di sudore.

Eravamo nove in tutto: oltre al sottoscritto c'erano i due istruttori, Alberto e Chiara1; la collaboratrice, Chiara2; due ragazzi, uno alto e l'altro più basso col pizzetto;  due ragazze, una delle quali andava in giro con la maglietta sbottonata a mostrare una vistosa scollatura; e un'altra ragazza sui 20 anni di nome Rosita che in effetti era un  vero "fiore":  alta circa un metro e settanta, capelli biondi raccolti dietro la nuca, grandi occhi azzurri, carnagione chiara e dei modi che esprimevano grazia e timidezza. Io e Rosita eravamo gli unici nuovi  arrivati, tutti gli altri erano reduci dall'edizione dell'anno scorso.
Chiara1 ha dato inizio alla lezione invitando a sciogliere i muscoli del collo. In piedi, con le braccia abbandonate lungo i fianchi, ha cominciato ad oscillare la testa in tutte le direzioni. A questo punto ho avuto la certezza di aver frainteso ogni cosa riguardo quel particolare corso. Non ero ancora sicuro di cosa trattava ma almeno sapevo cosa non trattava: ho lanciato un'occhiata d'addio al quaderno e alla penna sul pavimento, ho tirato un bel sospiro e ho iniziato  a lavorare di collo.
Subito dopo abbiamo cominciato a correre per la sala, prima per linee rette e poi con improvvisi scarti in ogni direzione. Altri esercizi per le articolazioni che mi hanno riportato con la mente alla mia breve carriera calcistica e poi....qualcosa di completamente diverso. Siamo stati divisi in due gruppi e addossati alle pareti  ai latti opposti della sala. I componenti di un gruppo, uno per volta, dovevano chiudere gli occhi e camminare attraverso la stanza fino all'altro gruppo, dove qualcuno si sarebbe preoccupato di fermarlo prima del muro. Anche se i rischi erano praticamente nulli, ho notato che la maggior parte delle persone rallentava drasticamente l'andatura già a metà sala. Fidarsi è bene...eccetera, eccetera.
Altro esercizio simile ma a coppie. A turno, bisognava chiudere gli occhi e farsi guidare dal compagno per la stanza, esplorando con il tatto l'ambiente, toccando gli oggetti, o ubbidendo alle sue silenziose indicazioni trasmesse con la pressione delle mani sulle spalle o sulle braccia.
Poi è venuto il momento della comunicazione visuale. Vagare qua e là individuando di volta in volta dei "bersagli" nelle altre persone e seguirle per un pò; camminare per fermarsi all'improvviso davanti a qualcuno e osservarsi attentamente da capo a piedi (unici momenti di difficoltà: quando ho incrociato Chiara2, quella con lo sguardo che apre anche le scatolette di tonno, la quale mi ha fatto saltare per aria tutti i bottoni; e quando ho affrontato miss scollatura che, l'ho capito  in quel momento, non aveva lasciato nulla al caso....). E che dire di Rosita? Avrei potuto stare a guardarla per tutto il tempo della lezione ma era così timida che, immagino, questo avrebbe anche potuto ucciderla.
Lo scopo di quest'ultimo esercizio era quello di allenare la capacità di osservazione. Gli istruttori hanno scelto alcuni di noi e hanno chiesto loro di descrivere con esattezza ogni singolo dettaglio di chi avevano osservato: com'era vestito, di che colore avesse gli occhi e i capelli, se portava collane, orecchini (e come erano fatti)....

Ormai avevo capito di cosa trattava il corso e poco dopo Chiara1 lo ha ricordato a tutti esponendo il progetto al quale avremmo dovuto lavorare: una rappresentazione che partiva da un testo già pronto (un'opera di A. Schnitzler) ma avrebbe dovuto conformarsi in base al contributo di ognuno in fase di prova e sperimentazione. "Scrittura scenica" era quindi da intendere come costruzione e sviluppo della scena attraverso il lavoro degli attori.
Per quanto l'abbia trovata un'esperienza diversa e interessante sotto molti aspetti, tra cui quelli di poter saltellare scalzo sul parquet, toccare e guardare negli occhi belle ragazze, interagendo con le persone in modi completamente diversi da quelli che siamo soliti praticare ogni giorno e che, curiosamente, mi sono parsi molto più autentici....ho deciso di non continuare il corso.  La mia attenzione si dirige altrove, per adesso, ma un giorno potrei riprovarci.


(Un sabato sera, diverse settimane dopo, mi trovavo in "piazzetta" a Rimini, cioè nella zona dei locali intorno alla vecchia pescheria. Nella folla ho intravisto Chiara2 che parlava con un'amica. Aveva il suo solito sguardo ma regolato sul minimo, come usa fare Ciclope degli X-Men con il suo visore al quarzo rubino. Subito dopo ho visto anche Rosita mentre correva con un'amica da qualche parte, ma non lontano. E una mattina, al bar, ho visto sul giornale una foto di Chiara1 nuda dentro un carrello del supermercato. Forte!!)


giovedì 18 novembre 2010

Una visita al sottobosco

Diciamo la verità: in riviera non c'è mai stato molto spazio per la cultura. Soltanto negli ultimi anni si assiste ad un tentativo di recupero su questo versante, anche per arricchire un'offerta di accoglienza che rischia di fossilizzarsi su scenari conosciuti e ampiamente sfruttati. E soprattutto non più esclusivi: il turismo balneare non ha più confini e le discoteche e i locali di tendenza sono sorti ovunque. 
Nonostante ciò, mi sembra che permanga una sorta di diffidenza verso eventi ed iniziative di tipo strettamente culturale, sia da parte dei turisti che da parte dei cittadini di qui. Anche chi accetta di parteciparvi lo fa senza riuscire a liberarsi del tutto da un certo disagio, come se si domandasse ad ogni passo se sia davvero il caso spingersi tanto in là.
Si dice che i periodi di crisi economica spingano ad avvicinarsi, o a tornare, a determinati aspetti dell'esistenza, di solito trascurati a vantaggio di altri. Si esce e si viaggia meno quindi si passa più tempo a raccogliersi in se stessi...Credo che questo sia vero solo in parte. Ci sono ormai troppe persone che si sentirebbero perdute una volta raccolte in se stesse. Per fortuna che c'è la televisione, il vero ammortizzatore socio-esistenziale di questi anni, che impedisce a tutti noi di schiantarci a terra se appena tentiamo la via del pensiero profondo: un lungo e stretto cornicione che corre sopra il baratro.
Comunque sia, una volta chiuso l'albergo, sono andato alla ricerca di occasioni che mi permettessero di coltivare i miei interessi, quegli stessi che sono sempre costretto a sacrificare durante l'estate, per mancanza di tempo e di lucidità mentale.
"Andare alla ricerca" è l'espressione giusta perchè non risulta facile trovare occasioni di approfondimento culturale nel quotidiano. Il massimo a cui si può aspirare è notare un manifesto negli spazi della pubblica affissione ma quante persone conoscete che leggono i manifesti? Perciò bisogna spingersi molto più in là, inoltrarsi in un sottobosco particolare. Bisogna entrare nelle biblioteche e nelle librerie, spulciare i giornali locali (soprattutto quelli distribuiti gratuitamente) oppure far visita a quegli amici misantropi che rifuggono la mondanità come se fosse un morbo contagioso. Loro vi sapranno aggiornare su ogni più piccolo evento culturale, dalle mostre comunali alle esposizioni private in qualche garage.
Nel corso delle ultime settimane ho acquisito ogni tipo di informazione su corsi, mostre, laboratori, incontri, conferenze e via dicendo, operando un'attenta selezione in base ai miei interessi. Quindi il materiale raccolto non è che una parte di quello disponibile, il che dimostra quanto l'offerta di eventi ed iniziative culturali nelle nostre zone sia più ricca di quanto uno s'immagini.
Procedo ad un breve elenco esemplificativo seguendo gli opuscoli, i libretti e i volantini che ho sotto gli occhi:
  • Università Aperta "Giulietta Masina e Federico Fellini" di Rimini: Guida ai Corsi. Anno Accademico 2010/11.
  • Teatro della Regina di Cattolica, Stagione 2010/11.
  • Avvolti dalla scrittura: laboratorio di introduzione all'arte della scrittura autobiografica (a cura di Anna Cecchini)
  • Incursioni Filosofiche, coordina Loris Falconi, consulente filosofico (l'accompagnamento di caffè, tisane e torte varie prevede un contributo di 5 euro)
  • Biblioterapia: come curarsi (o ammalarsi) coi libri, seconda edizione - conversazioni a cura della Biblioteca Comunale Gambalunga di Rimini.
  • "I bambini ci guardano"- 4 incontri di cinema e psicanalisi.
  • Corso di filosofia pratica: diventare ciò che si è (a cura di Loris Falconi).
  • "Con noi non diventi famoso ma puoi essere qualcuno" - Cerchiamo nuovi volontari (Volontarimini).
  • L'Epoca delle Passioni Tristi - ciclo di conferenze a cura della Biblioteca Comunale di Misano Adriatico.
  • Scuola di Scrittura Creativa, a cura dell'associazione Rablè.
  • Laboratorio teatrale del "Teatro Instabile" - Assessorato alla Cultura del Comune di Gabicce.
  • XVI Rassegna Cineclub Notorius di Rimini, presso il cinema Tiberio di Borgo S.Giuliano.
  • Rassegna cinema d'autore del Cinema Astra di Misano Adriatico, a cura dell'associazione Effetto Notte.
  • Rassegna cinematografica "Sguardi sul cinema" a cura del circolo cinema di Cattolica Toby Dammit, presso il Salone Snaporaz di Cattolica.
L'elenco potrebbe continuare con i programmi di altri teatri, altre rassegne cinematografiche, mostre d'arte, rassegne musicali, ma anche sagre, fiere e musei. In genere non ci sono nomi conosciuti ai più tra chi cura o interviene a questi eventi ma alcune iniziative cominciano ad avere un curriculum importante e può capitare di assistere al numero di personalità famose, gente che scrive sui giornali o fa l'ospite in note trasmissioni!
Non mancherò di riportare testimonianze dirette e personali nei prossimi post.

lunedì 15 novembre 2010

Resistenza

Sono finiti i tempi in cui il lavoro stagionale permetteva di svernare occupandosi soltanto di impegni come la manutenzione delle strutture, la corrispondenza con i clienti, la promozione pubblicitaria. Spesso queste attività sono tutt'altro che marginali (ad esempio, quando si devono affrontare grandi lavori di ristrutturazione) ma vengono comunque "spalmate" sull'arco dei mesi che vanno dalla chiusura all'apertura e comportano il reinvestimento dei guadagni dell'estate. Come giustamente faceva osservare un anziano collega albergatore, incontrato in edicola l'altra mattina, i conti della stagione si fanno all'inizio di quella successiva, quando si è finito di pagare ogni spesa. Allora si può veramente giudicare come sia andata, se sia stata bella o brutta. Diciamo che, anche senza arrivare all'ultimo giorno, uno se lo immagina.
Oggi, in particolare dopo le ultime sanguinose annate, ci si deve reinventare per poter sostenere anche il più modesto tenore di vita. Insomma, chi si ferma è perduto. Lo dimostra il fatto che sempre più alberghi medio-piccoli chiudono o vengono trasformati. Molte famiglie, dopo aver fatto i loro calcoli, arrivano alla conclusione che la gestione stagionale di un hotel non è più un'attività redditizia o addirittura sufficiente per far fronte alle loro esigenze. E mollano. Una percentuale significativa delle strutture che hanno chiuso alla fine dell'estate, non riaprirà in primavera. In certi casi ci sono circostanze contingenti: i figli hanno trovato lavoro altrove per tutto l'anno, magari uno di quei lavori da mille euro al mese o poco più, ma si sentono più garantiti per il futuro (anche dal rischio di ammalarsi di esaurimento nervoso ogni anno). Questa è l'aria che tira in riviera e chiunque voglia venire qui ad annusarla se ne accorgerebbe.

Il Grand Hotel di Rimini ha annunciato che si trasformerà in albergo stagionale, non più annuale. I costi di mantenimento non sono più sostenibili e, anche se per pochi mesi all'anno, questa istituzione del turismo e della storia riminese chiuderà i battenti. E' una decisione legata alla contingenza economica quindi non definitiva. La proprietà spera di poter tornare alla gestione annuale quanto prima, sempre che si creino i presupposti. Molti hanno protestato o avanzato perplessità su questa scelta, come se il Grand Hotel, proprio in quanto simbolo di Rimini e della riviera, non potesse venir meno alla propria immagine e al proprio ruolo istituzionale nella città, nemmeno per pochissimi mesi. D'altro canto, non si può chiedere a qualcuno di sacrificarsi per tutti solo per salvare le apparenze. Perchè indossare lo smoking per cena quando viene servito solo un piatto di lenticchie? Forse è meglio scegliere una veste da camera, sobria e pulita, e mettere un pò di carne nella minestra.

A fronte di chi sceglie di accorciare la stagione, c'è chi opta per il suo prolungamento. Come quegli alberghi che si sono dotati di impianti di riscaldamento/condizionamento e decidono di restare aperti per tutto l'anno, offrendo solo il servizio di camere con o senza colazione e rassegnandosi perlopiù ad accogliere solo gli avventori del finesettimana. Fiere e congressi non bastano ancora per accontentare tutti, dato l'alto numero di alberghi presente nella zona.
E' una scelta che non sempre paga, soprattutto perchè la riviera non ha ancora intrapreso in maniera convinta la strada del turismo invernale o "fuori stagione". Qualcuno si accontenta si far pari, come si suol dire, e magari di accapararsi qualche cliente per l'estate seguente; qualcun altro non riesce a vedersi in panni diversi e quindi a reinventarsi, anche per poco, con altri mestieri; qualcun altro ancora invece sì, e si adatta a fare cose diverse. Non che si possano fare miracoli, almeno io la vedo così, oppure resistere è di per sè un piccolo miracolo.