mercoledì 16 giugno 2010

Soccorso stradale

Questa mattina sono stato fermato per strada da una coppia di anziani milanesi il cui camper ha avuto un guasto meccanico. Si sono fermati per andare a comprare il pane prima di raggiungere il campeggio in cui avevano prenotato e al momento di ripartire si è verificato l'inconveniente. Mi hanno chiesto aiuto per poter chiamare il soccorso stradale dell'ACI. Erano leggermente agitati , con il tipico smarrimento di chi incorre in un guaio lontano da casa.
Ho accettato di aiutarli con piacere anche perchè in questi giorni non c'è molto da fare. Inoltre, mi hanno ricordato i personaggi di un bel romanzo che ho letto solo qualche mese fa, The Leisure Seeker - In Viaggio Contromano di Micheal Zadoorian, che narra proprio le vicissitudini di una coppia di anziani coniugi che decidono di intraprendere un lungo viaggio con il loro vecchio camper.

In effetti, il mezzo in questione pareva uscito da un film o da un libro . Si trattava di un furgone Peugeut adibito a camper con almeno quarant'anni di servizio e c'era da meravigliarsi che riuscisse ancora a circolare. Niente di strano quindi che avesse avuto un guasto.
Il vecchio signore mi ha subito informato che era socio Aci e che perciò poteva richiedere il soccorso stradale gratuito. Avrei soltanto dovuto fare la chiamata ed indirizzare il carro-attrezzi sul luogo. Dopo una frenetica ricerca della tessera ACI nel cruscotto, nell'astuccio del libretto di circolazione e infine nel portafoglio, mi hanno offerto il loro telefono cellulare, un modello degli anni 90 da 1,5 kg di peso. Molto più vecchio del camper se confrontiamo i tempi di evoluzione dell'elettronica con quelli della meccanica. Ad ogni modo, ho composto il numero ACI e dopo aver seguito le indicazioni del centralino computerizzato sono stato messo in contatto con un'addetta che ha cominciato a rivolgermi domande alle quali ero completamente impreparato. Ad esempio: che tipo di guasto si è verificato? Quanto è lungo il veicolo? Altezza? Larghezza? Allora mi sono fatto consegnare il libretto di circolazione dal vecchietto per trovare tutte le informazioni necessarie. Mentre cercavo di fornire tutti i dati e le sigle del caso, mi sono accorto che l'uomo mi stava parlando ma io non coglievo del tutto il senso delle sue parole, concentrato com'ero a rispondere alle domande della signorina.
- Dov'è che posso fare una pisciatina?
- Cosa?
- Devo fare una pisciatina, c'è un posto in cui...
Adesso dovevo anche trovare un luogo appartato per permettere ad un vecchio signore di liberare la vescica in pieno centro alle 11 del mattino.
L'ho indirizzato al campetto di calcio dietro alla chiesa lì vicino ma non ero affatto sicuro che fosse una buona idea. Non sarebbe passato inosservato ma che potevo farci? Mentre lui si dirigeva al campo sua moglie, che aveva avvistato una vigilessa poco più avanti, se ne è andata per chiedere chissà che altri consigli. Intanto l'interrogatorio della signorina proseguiva e io cercavo di prendere tempo per rispondere a domande di cui nulla sapevo. Non potevo giustificarmi adducendo la scusa della "pisciatina" del legittimo proprietario del veicolo ma forse quella l'aveva capito da sola.
Quando entrambi sono tornati ho potuto completare tutte le informazioni richieste e l'addetta mi ha annunciato che sarebbe arrivato un sms con la tempistica del soccorso. Ho ringraziato la signorina e l'ho salutata. L' anziana signora mi ha chiesto se potessi restare per leggere il messaggio che sarebbe arrivato dato che lei era poco pratica ma dissi che dovevo tornare al lavoro (il che era vero) e che, se avessero avuto delle difficoltà, avrebbero potuto rivolgersi al personale del panificio in cui aveva fatto spese. Mi hanno ringraziato pieni di gratitudine e ci siamo salutati.

A volte ci vuole poco per far contento qualcuno, o solo per rendersi utile. In un moto di auto-compiacimento ho pensato che erano stati fortunati ad incontrare me e non qualcun altro che magari si sarebbe inventato una scusa per dileguarsi. Lo si vede accadere sempre più spesso.
Sono tornato in albergo e ho sbrigato qualche faccenda. Circa una mezzora dopo ho guardato fuori e ho visto che il camper non era più dove lo avevo lasciato. Bene, mi sono detto. E' andato tutto a posto e non c'è voluto neanche troppo tempo. La mia autostima stava raggiungendo il picco di giornata.
E poi è arrivato il carro attrezzi. Un grosso carro attrezzi giallo, con la scritta ACI stampata sulle portiere della cabina. Ha accostato parcheggiando nel punto esatto concordato con la signorina. L'uomo al volante sembrava molto perplesso ma affatto stupito e si guardava intorno alla ricerca di qualcosa da caricare. Non trovandolo è ripartito dopo pochi secondi.
Sono rimasto a fissare il punto in cui si trovava (e avrebbe dovuto ancora trovarsi) il camper per un minuto buono. Non potevo credere che l'avessero fatto invece si erano dileguati! Evidentemente erano riusciti a far ripartire quella specie di trabiccolo e non si erano preoccupati di richiamare il servizio ACI. Se fossi rimasto con loro non avrebbero osato farlo ma non posso certo colpevolizzarmi per questo.
Adesso posso dirlo: il libro mi è piaciuto di più.


2 commenti:

  1. Ma i camper non hanno il bagno?
    Certi nonnini sono veramente ingrati!
    Complimenti, comunque, per l'altruismo.
    :-)

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  2. non tutti i camper hanno la toilette, soprattutto quelli furgonati degli anni 60...

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